SHALOM
mensile ebraico d'informazione e cultura
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Musica sotto la chuppah PDF Print E-mail
Written by JONATAN DELLA ROCCA   
Monday, 16 May 2016
L’intrattenimento musicale è diventato elemento centrale della festa, con band che spaziano dalla dance ai balli ebraici

‘Oltre il ponte di Brooklyn’, ‘Yentl’, “Un’estranea tra noi”, ‘La sposa promessa’, e ‘Il Violinista sul tetto’ sono tra i tanti titoli di successo che hanno raccontato al cinema il matrimonio ebraico. Dando risalto al dietro le quinte e a tutto ciò che si cela nella tradizione. E’ stato un modo per far conoscere al pubblico non ebraico uno dei momenti oltreché più importanti, anche folkloristici di come le varie comunità preparano e festeggiano l’evento nuziale. Quasi tutte sono state produzioni americane, se si eccettua un film cult francese di Claude Lelouche degli anni Settanta “Tutta una vita”: le riprese della cerimonia si svolsero all’interno del Tempio Maggiore di Roma. Fu così anche per ‘Storie di amore e di amicizia’ con protagonisti Barbara De Rossi e Claudio Amendola agli esordi, girato al Tempio Spagnolo. Addirittura nella fortunata serie televisiva della HBO “Sex and the City”, parecchie puntate si sono incentrate sulla conversione di una delle protagoniste, Charlotte, che alla fine sposa un ebreo, giungendo alla fatidica rottura del bicchiere. In tutte queste produzioni, i copioni hanno curato la scenografia, le musiche chassidiche, avvalendosi di consulenze professionali per portare sullo schermo le vive e coinvolgenti immagini di uno matrimonio ebraico. Diciamo che si è trattato quasi sempre di ambientazioni aschenazite, forse perché l’ambiente di Hollywood è strettamente legato a questa comunità. Fino alla fine degli anni Ottanta i matrimoni erano di tutt’altra natura: rimanevano tutti calmi e tranquilli seduti nei loro posti, gustando il pasto e ascoltando un artista italiano che allietava e accompagnava il taglio della torta, talvolta con musiche e balli chassidici. Il cambiamento è avvenuto con le band musicali della Nizza ebraica o quelle di Milano, che vennero invitate negli alberghi o le ville che ospitavano i ricevimenti. A fare da apristrada fu l’orchestra di Motti che deliziava la comunità meneghina, in cui cantava e suonava un giovane Franco Zerilli che poi messosi in proprio si è affermato per molti anni come leader indiscusso dell’intrattenimento. Poi, a cascata, diversi gruppi romani si sono cimentati nell’attività: dalla Menorah alla Mazaltov band, da quella di Benny Fadlun a quella di Alberto Mieli fino ad arrivare a Jossy Anticoli e all’orchestra della Jew Box Band dei fratelli Hannuna e Daniel Coen; la cosa ha preso piede e così le feste sono totalmente cambiate. Seguendo un copione ben preciso: sotto lo sfondo musicale delle note di Shlomo Carlebach, si è affermata la danza in circolo, prendendosi per mano e muovendo la testa a desta e sinistra; attorno alla sposa ferma, spesso sola e in piedi, con in mano l’estremità di un nastro; e l’altra estremità retta dal marito che danza davanti a lei, al passo di una polka che assume sempre più un ritmo frenetico. Si è trattato di un fenomeno che si è stabilizzato negli anni tanto che ora i musicisti da chiamare sono divenuti la priorità dell’appuntamento mondano. Non si bada più a spese per garantirsi gli artisti preferiti. Magari si risparmia sul menu o sull’addobbo, ma sull’accompagnamento musicale e il servizio fotografico non si deroga. Perché si balla dall’entrata degli sposi in sala fino a notte inoltrata. Adempiendo al dettato rabbinico che la simchà non ha limiti nel giorno di nozze, lasciando solamente alla rottura del bicchiere l’obbligo di moderare l’entusiasmo fino a che il Tempio di Gerusalemme non sarà ricostruito.

JONATAN DELLA ROCCA

 
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