SHALOM
mensile ebraico d'informazione e cultura
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Ebraismo
Miracolo a Gerusalemme: dalla ‘distruzione’ la rinascita PDF Stampa E-mail
ricostruita per la terza volta la sinagoga Hurva
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Quando l’antisemita è il nostro stesso fratello PDF Stampa E-mail
Inizia con questo articolo, la cui impostazione originale risale agli anni 70, una prestigiosa collaborazione con rav Adin Steinsaltz, riconosciuto unanimemente fra i maggiori studiosi contemporanei di Talmud e di pensiero ebraico. Si tratta di una novità assoluta, realizzata in collaborazione con la Fondazione Steinzalts, che offrirà ai lettori di Shalom l’opportunità di conoscere l’originalità e la profondità del pensiero e dell’analisi di rav Steinsaltz che sarà a Roma il prossimo novembre, per un ciclo di studio di tre giorni in occasione della pubblicazione del suo ultimo volume di Talmud.
L’odio di se stessi è una forma di autodistruzione che gli ebrei conoscono molto bene.
di ADIN STEINSALTZ
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Pesach 5770 PDF Stampa E-mail

I giorni che riassumono i grandi valori della nostra condizione ebraica

Qualche millennio fa, in una prigione politica egiziana, un ragazzo ebreo provò a spiegare il sogno che aveva fatto un suo importante compagno di sventura, un notabile di corte caduto in disgrazia. Era il coppiere del Faraone che sognava di tornare al suo ruolo e che, raccontando il suo sogno, per ben quattro volte ripetè la parola kos, bicchiere. E’ un segno di quanto amasse il suo lavoro e quanto fosse forte in lui non solo il suo desiderio di libertà ma anche di ritorno al servizio. Secondo Rabbi Yehoshua ben Lewi, il nostro uso di bere quattro calici di vino la sera del seder è collegato a quel sogno e a quel racconto. è uno strano collegamento, che si affianca a tante altre spiegazioni che vengono date all’uso dei quattro bicchieri, così come i numerosi altri riti di questi giorni si associano a infinite spiegazioni e discussioni. Forse Rabbi Yehoshua intendeva dire che come i due prigonieri egiziani ottennero la loro libertà perchè anelavano a servire il loro Signore, così in ogni momento della storia la nostra libertà è garantita e ha senso solo in questa prospettiva. I giorni di preparazione a Pesach, e poi i giorni della festa sono carichi di una tensione sacra, nella quale si riassumono i grandi valori della nostra condizione ebraica. Ogni gesto che compiremo, e ogni regola che rispetteremo, in adempimento ad antichi precetti e tradizioni, ha un senso sacro, anzi ne ha più di uno e tutti insieme ci uniscono e ci innalzano in una dimensione diversa. Auguro a tutti una preparazione e una festa serena, consapevoli della ricchezza dell’importanza di quanto stiamo facendo, ricevendo e trasmettendo al mondo e a chi ci seguirà un patrimonio fondamentale.

Pesach kasher wesameach Riccardo Shmuel Di Segni

 
Puglia terra di dialogo PDF Stampa E-mail
A settembre un Festival della cultura ebraica, nel segno antico dell’amicizia e dell’accoglienza
di SILVIA GODELLI
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In Italia sono attesi oltre 50.000 visitatori PDF Stampa E-mail
Sono cinquantanove le città italiane che hanno aderito all’iniziativa. Il fitto programma di appuntamenti, è consultabile sul sito www.moked.it/giornatadellacultura .
Di Sira Fatucci
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