Sappiamo di avere visioni teologiche comuni e diverse eppure sappiamo di essere fratelli. Fratelli riuniti perché desiderosi di ritrovarsi, consapevoli certo di una lunga storia di incomprensioni, e al tempo stesso bisognosi di incontrarsi per continuare un cam mino intrapreso e irreversibile. del Cardinale Segretario di Stato TARCISIO BERTONE
Ci sono realtà che le parole, anche i discorsi più impegnativi, riescono ad esprimere solo parzialmente. Le parole e persino le immagini della visita di Papa Benedetto XVI nel Tempio Maggiore hanno potuto trasmettere solo qualcosa dell’emozione e della commozione di quanti eravamo presenti all’interno della Sinagoga. Emozione e commozione che non erano dettate da facili sentimentalismi, anzi la tensione si percepiva facilmente, ma dal fatto che eravamo tutti raggiunti e come sopraffatti dalla consapevolezza di essere testimoni di un evento di speranza destinato non solo ai presenti, ma ad essere consegnato alla memoria del popolo ebraico e di quello cristiano. Al termine dei saluti del Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, del Presidente delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna e del Rabbino Capo, Riccardo Di Segni, prima del discorso del Pontefice, il coro della Sinagoga ha fatto risuonare l’esclamazione del Salmo 133: “Ecco come è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme”, ed è in quel preciso istante che mi si è come rivelato ciò che stava accadendo. Nel canto dei Salmi, che costituiscono patrimonio comune della secolare preghiera di Israele e della Chiesa, la voce stessa del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ci ha richiamato alla verità semplice e fondamentale di cui eravamo protagonisti, prima ancora che spettatori: fratelli convenuti insieme. Fratelli riuniti perché desiderosi di ritrovarsi, consapevoli certo di una lunga storia di incomprensioni, di difficoltà reciproche e al tempo stesso bisognosi di vedersi, di parlarsi, di incontrarsi, per continuare e consolidare un cammino intrapreso e irreversibile. La parola del Salmo insinuava anche il fondamento profondo di tale fratellanza: fratelli perché accomunati dalla medesima origine spirituale, da un’eredità condivisa tratta dalla Legge e dai Profeti, dall’essere figli dell’unico Padre. Una fraternità - come ha affermato Papa Benedetto XVI - che affonda le proprie radici nel misterioso disegno divino e trova nella Sacra Scrittura il fondamento più solido e solenne, in base al quale siamo costantemente posti davanti al ricco patrimonio comune. È una verità forse semplice, ma dalle implicazioni enormi, che ancora dobbiamo sondare in tutta la loro ampiezza. Sappiamo di avere visioni teologiche comuni e diverse, eppure sappiamo di essere fratelli. È il ricordo che porto nel cuore e che mi spinge a guardare avanti con fiducia al futuro delle relazioni ebraico-cristiane: è una testimonianza che dobbiamo a noi stessi e al mondo intero! Per questo è con gratitudine che penso a coloro che hanno reso possibile tale momento e che il Santo Padre ha ringraziato vivamente all’inizio del suo discorso, anche per la calorosa accoglienza: dal Rabbino Capo Di Segni, ai Presidenti Gattegna e Pacifici, dai presenti all’evento, all’intera Comunità Ebraica di Roma. Una parola di augurio rivolgo anche al mensile “Shalom”, che ha voluto dedicare un numero speciale alla Visita del Pontefice in Sinagoga. Mi piace concludere con le stesse parole di Papa Benedetto XVI: “Nuovamente elevo a Dio il ringraziamento e la lode per questo nostro incontro, chiedendo che Egli rafforzi la nostra fraternità e renda più salda la nostra intesa”. Shalom! Cardinale Segretario di Stato TARCISIO BERTONE |