SHALOM
mensile ebraico d'informazione e cultura
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Il 17 gennaio 2010 è stato un giorno straordinario.
di GIACOMO KAHN

Ventiquattro anni fa, davanti alla televisione, mi emozionai nel vedere l’incontro tra un pontefice e un rabbino che – per la assoluta mancanza di precedenti – tutti sapevamo come storico, come innovatore, come l’inizio di un dialogo tra due grandi religioni che fino ad allora si erano guardate con sospetto, con antichi rancori, quanto meno con diffidenza. L’emozione nasceva dall’attesa e dall’enorme aspettativa di ciò che quell’evento avrebbe potuto produrre.

E così in effetti è stato. Se pur con molte incomprensioni, con perplessità, con richieste di chiarimenti, il dialogo ebraico-cristiano ha preso avvio da quel 13 aprile 1986, anzi si è sviluppato non solo sul piano etico, culturale, teologico, ma anche e soprattutto politico con l’apertura delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stato di Israele. Il merito di questa enorme rivoluzione, non mai sufficientemente percepita, non può che essere ascritto a due grandi personalità, come lo sono sempre i precursori dei loro tempi, rav Elio Toaff e Papa Giovanni Paolo II. Da quel primo incontro in sinagoga, molti altri incontri vi sono stati ed il mondo ebraico, così ricco di sfaccettature, si è aperto in un dialogo rappresentato non solo dall’ebraismo italiano, ma anche da quello statunitense e ovviamente israeliano con una frequenza di incontri tra rabbinato e papato che apparentemente non ha più nulla di eccezionale.

E allora perché tutti abbiamo vissuto come straordinario l’incontro del 2010? Perché di nuovo l’emozione è sgorgata forte dall’animo e dal cuore? Almeno per me, se una risposta devo sforzarmi di trovare, è stata nella consapevolezza espressa dai discorsi del Capo rabbino e del Presidente, ed accolta con comprensione dal mondo cristiano, della nostra orgogliosa diversità, della determinata volontà di rimanere fedeli alla nostra storia ultra millenaria, alle nostre tradizioni, al ruolo di sacerdozio e di testimonianza che il Creatore ci ha affidato, alla caparbietà di non volere fare ‘sconti’ per rispetto della verità storica e per rispetto di coloro che quella verità storica hanno subìto sulla propria pelle. Di questo giorno resteranno nella memoria alcune immagini, alcune parole e soprattutto alcuni eccezionali gesti. Grazie rav Toaff, nostro Maestro.

Il suo breve incontro con Papa Ratzinger, nonostante il peso dell’età e le difficoltà legate ad una recente indisposizione, è un segno di continuità di intenti e di incitazione a proseguire in quel dialogo di cui lei è stato precursore. Un incontro segnato, come è stato tutto il suo agire, da una profonda umanità e affettuosità. Grazie ai genitori del piccolo Stefano Gay Tache. Il loro strazio, il loro dolore, rinnovato ogni volta che la Comunità si riunisce in gioia e letizia è un grande insegnamento, è una grande e dolorosa testimonianza a cui essi non si sottraggono.

Grazie Papa Ratzinger per il coraggio, se questa espressione ha un senso nell’agire di un pontefice, per avere accolto l’invito, consapevole che vi erano malumori, che i problemi non sarebbero stati celati, che si sarebbe parlato con franchezza, che vi sarebbero potuto anche essere delle contestazioni. Grazie Papa Ratzinger per il suo inchino verso i testimoni diretti della Shoà: con questo piccolo gesto è entrato nei nostri cuori. Grazie a tutti gli ex deportati, quelli che erano presenti e quelli che avevano deciso di disertare l’incontro: siete la nostra voce, rappresentate la nostra forza. Grazie a chi (anche alcuni Consiglieri dell’Unione delle Comunità) quel dissenso lo ha manifestato in modo riservato, senza cercare clamori, senza desiderare spaccature, senza personalismi, esprimendo un legittimo malessere, una legittima perplessità. La strada del dialogo è stata quindi nuovamente segnata: ebraismo e cristianità possono insieme fare molto per il bene del mondo e dell’umanità. I progetti comuni non mancano, e sono stati indicati da rav Di Segni e da Papa Ratzinger.

E’ ora nelle relazioni quotidiane, nelle scelte di tutti i giorni che si valuterà la forza e la credibilità di questa nuova voglia di dialogo.
GIACOMO KAHN

 
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