SHALOM
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Una visita al di sopra di ogni aspettativa PDF Stampa E-mail

E' fondamentale proseguire nel dialogo senza rinunciare ai nostri princìpi.
di RAV SHEAR YASHUV COHEN

Penso che la visita del Papa sia stata al di sopra di ogni aspettativa. Anche il discorso del Rabbino capo Di Segni, per chi ha capito ciò che è stato detto anche tra le righe, è stato un discorso rispettoso ed orgoglioso, importante ed utile al prosieguo dei rapporti. Ciò anche alla luce dell’impegno inequivocabile assunto dal Papa di continuare e di proseguire lungo il cammino intrapreso dai suoi predecessori stabilito nella dichiarazione ‘Nostra Aetate’ con la quale è stata annullata la teoria del deicidio e si sono impegnati ad un rapporto di rispetto nei confronti del Popolo eletto, della sua Torà e della sua fede.

Il Pontefice ha anche ricordato il lavoro della Commissione congiunta Vaticano/ rabbanut centrale di Israele che ho l’onore di presiedere, e che ha intrapreso i suoi lavori subito dopo l’incontro e che ha trattato temi come l’ecologia e il rispetto dell’ambiente. Credo che sia un cambiamento importante, utile a contrastare l’antisemitismo che è una delle minacce del mondo. Lo sviluppo del pensiero espresso dal Capo della Cristianità, con espressioni molto forti contro l’odio nei confronti del popolo d’Israele e con parole di stima per i figli di Abramo, Isacco e Giacobbe, è un aspetto molto importante e trovo che sia stata una decisione giusta quella di non respingere la mano che ci è stata tesa, nonostante tutte le critiche che abbiamo ricevuto.

Considero altrettanto importante la richiesta che è stata sollevata nell’incontro privato e mi riservo di parlarne negli incontri con i Cardinali, affinché il Vaticano riveli i nomi e gli indirizzi delle migliaia di orfani della Shoà che sono rimasti nelle case non ebraiche e nei conventi perché nessuno è tornato a riprenderli. A questo proposito, esiste un gruppo di volontari Yad Laachim che si sta attivando per raggiungere questo obiettivo e si sono rivolti al Rav Rashi e a me per essere sostenuti in questa importante iniziativa. Il Papa ha promesso di intervenire e anche questo è molto importante.

E’ fondamentale proseguire nel dialogo mantenendo la santità della nostra fede, senza rinunciare ai nostri principi, cosa espressa dallo stesso Pontefice quando ha fatto riferimento alle diversità esistenti nelle nostre fedi, nonostante il fatto che abbiamo cose in comune, coma la fede nel Dio unico. Mi sono commosso fino alle lacrime quando ho sentito intonare dal coro ‘Ani Maamin’ e penso che tutti hanno capito il contenuto e l’intenzione di dichiarare che aspettiamo ancora il Mashiah sebbene loro dicano diversamente, e questa è stata una scelta importante e intelligente del Rabbino capo e della Comunità di concludere in questo modo l’incontro.

Siamo rimasti delusi dal fatto che nelle parole del Papa non sono state menzionate lo Stato d’Israele e la sua terra. Di ciò ne abbiamo parlato durante gli incontri della Commissione congiunta e ci è stato promesso che la cosa verrà riparata. Penso che tale silenzio sia stato un errore, tanto più quando penso alle parole di Papa Giovanni Paolo II che riferendosi al popolo di Israele e alla sua terra disse testualmente “Il Signore non riprende i doni che dà”. In conclusione il proseguimento del dialogo è un modo per contrastare il crescere dell’antisemitismo in alcune frange più estremiste della Chiesa. Se ora alle promesse seguiranno i fatti, i risvolti saranno positivi.
RAV SHEAR YASHUV COHEN
(traduzione di Pino arbib)

 
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