La comune consapevolezza che il dialogo può proseguire conservando le rispettive differenze. di SERGIO I. MINERBI
Il discorso di Papa Benedetto XVI durante la sua visita del 17 Gennaio, è stato pacato, sereno, volutamente calmo e non polemico, esprimendo anzi “stima e affetto” ed evitando le mine vaganti che erano certo numerose. C’era anzitutto sul tappeto la questione di Pio XII sollevata da Benedetto XVI quando aveva scoperto un mese prima le “virtù eroiche”, ignote ai più, urtando la sensibilità degli ebrei. Il “papa del gran silenzio” come lo definisce il Corriere della Sera, deceduto nel 1958, era tuttavia presente nel Tempio grazie a Riccardo Pacifici, presidente della Comunità di Roma. Questi pur ricordando che suo padre fu salvato dalle suore a Firenze, disse anche: “Per questo, il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoàh, duole ancora come un atto mancato. Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso, un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana, per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz”. Sono della stessa opinione anche perché Pio XII era a capo della Chiesa cattolica, un’istituzione che si stima guardiano della moralità. Un intervento di Pio XII quando i deportati erano ancora a Roma, avrebbe potuto forse deviare il treno verso Mauthausen dove erano destinati in origine, invece che verso Auschwitz dove furono massacrati. Il 16 Ottobre 1943, il giorno della retata contro gli Ebrei romani, aleggiava ancora nel Tempio Grande, e prima di entrarvi Benedetto XVI si è soffermato davanti alla lapide che ricorda i deportati, come pure davanti alla lapide che commemora Stefano Gay Tachè, il bambino di due anni ucciso dai terroristi palestinesi nel 1982. La Shoah è uno degli argomenti più scottanti nelle relazioni fra ebrei e cattolici, anche per una serie di azioni della Chiesa, soprattutto da parte di Giovanni Paolo II che aveva l’intenzione di “cristianizzare” la Shoah ossia tramutarla in un evento cattolico polacco, come provano molte delle sue dichiarazioni. Benedetto XVI ha ricordato gli ebrei romani uccisi ad Auschwitz e ha aggiunto: “Molti rimasero indifferenti, ma molti anche fra i cattolici italiani reagirono con coraggio a rischio spesso della propria vita”. E’ vero ed io personalmente ne sono testimone, ma sono convinto che molte azioni di salvataggio degli ebrei fossero dovute all`iniziativa di singoli sacerdoti. Il Papa che in passato sembrava reticente sul ruolo dei nazisti ha ricordato questa volta il loro ruolo nefasto dicendo di nuovo: “I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità”. Ma intanto prosegue la beatificazione di Pio XII che preferì evitare qualsiasi contrasto coi nazisti e dopo la Seconda Guerra mondiale li aiutò a fuggire in Argentina. Avendo rimesso in auge la Missa Tridentina nel 2007, con l’Oremus per la conversione degli Ebrei, e avendo reintegrato nel gennaio 2009 i quattro vescovi lefebvriani tra i quali un negazionista della Shoah, Benedetto XVI è stato sospettato di voler far compiere alla Chiesa un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II. Benedetto XVI solleva l’argomento fin dal suo secondo paragrafo dicendo: “La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa” . Il Papa non ha ricordato espressamente la Dichiarazione Nostra Aetate ed ignoro quale importanza attribuire a tale omissione. Egli prosegue: “Anch’io, in questi anni di Pontificato, ho voluto mostrare la mia vicinanza e il mio affetto verso il popolo dell’Alleanza”. E’ vero, ma forse in Vaticano dimenticano che il popolo dell’alleanza è lo stesso che ha creato lo Stato d’Israele e sul conflitto mediorientale la Santa Sede ha assunto più volte una posizione nettamente pro palestinese. Anzi ha conferito ai palestinesi una dimensione teologica quando Benedetto XVI ha comparato i loro profughi alla sacra famiglia che secondo il Vangelo di Matteo fuggì in Egitto poiché Erode, re degli ebrei, voleva uccidere i bambini (discorso di Benedetto XVI del 13 maggio 2009). Ritroviamo l’eco di questo discorso di Benedetto XVI nelle sue parole all’Angelus, la mattina della sua visita al Tempio quando ha detto: “Gesù Cristo, [che] da neonato visse la drammatica esperienza del rifugiato a causa delle minacce di Erode”. In altre parole quando il Pontefice sta per visitare il Tempio Maggiore, gli vengono allo spirito i profughi palestinesi minacciati dal nuovo Erode ossia Israele. A parte un auspicio alla pace in Terra Santa, Benedetto XVI si è astenuto dal trattare il conflitto arabo-israeliano, che è una questione politica probabilmente ritenuta estranea alla visita a una Sinagoga. Nel complesso la visita di Benedetto XVI è stata molto positiva nonostante le difficoltà obiettive sorte in seguito alla firma del Pontefice al decreto per la beatificazione di Pio XII. Da notare nel discorso papale anche la frase “Possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che ci sono fra di noi” che ci trova d’accordo. La consapevolezza delle differenze dovrebbe portare però la Chiesa a rinunciare a convertire gli ebrei, intenzione che tuttora sussiste. E’ desiderabile anche il dialogo “aperto e sincero” ed è per questo che si sono precipitati a Roma parecchi rabbini israeliani. Ma perché scegliere temi come l’ecologia dei quali sono totalmente digiuni? Sarebbe meglio scegliere temi più sostanziosi ed attuali anche se controversi, come per esempio la bio-etica per la quale c’è a Roma un grande esperto, il Dottor e Rabbino Capo Ricccardo Di Segni. Alcuni oratori ebrei hanno rilevato l’importanza dei mussulmani nel dialogo inter-religioso. Ciò è giusto ma i due dialoghi vanno tenuti separati e distinti; attenzione a non trasformare i due dialoghi in un trialogo che sarebbe del tutto nocivo agli Ebrei. SERGIO I. MINERBI |