SHALOM
mensile ebraico d'informazione e cultura
www.Shalom.it

La Turchia campione di ipocrisia PDF Stampa E-mail
Per il modo repressivo con cui tratta i curdi, la repubblica guidata da Erdogan
non ha l’autorità morale per accusare Israele sul tema dei diritti umani.
di Emanuele Ottolenghi

Un paese mediorientale non arabo da più di trent’anni occupa un territorio strappato con la forza a un paese confinante – e nessuno riconosce la legittimità di questa situazione. lo stesso paese nega diritti fondamentali come l’autonomia culturale alle sue minoranze etniche, vietando loro di usare la propria lingua nelle proprie scuole. non solo – il suo governo ha condotto una feroce guerra contro il movimento di liberazione nazionale della suddetta minoranza, che considera alla stregua di terroristi. spesso, il suo esercito conduce dei raid oltre confine contro i ‘terroristi’ violando la sovranità dei vicini e con poco riguardo per le vite civili perse nel corso delle operazioni. nel frattempo, lo stesso governo sta imponendo un blocco dei confini di un altro paese vicino, a mo’ di punizione collettiva per un conflitto da tempo in corso, su cui pesano anche la memoria di atrocità passate, che il governo nega siano mai avvenute. non è propriamente un quadretto nobilitante per coloro che amano il diritto internazionale, la diplomazia multilaterale, i diritti umani e la risoluzione pacifica dei conflitti. ma se pensate si stia parlando di israele, vi sbagliate di grosso.

Il paese testè descritto è la turchia. la turchia occupa dal 1974 il nord dell’isola di cipro. nel 1981 ha riconosciuto – unico governo al mondo – la creazione della repubblica turca del nord di cipro, la cui indipendenza rimane garantita da una presenza militare turca. la turchia da anni combatte il PKK di abdullah ocalan con ferocia – le vittime di questo conflitto sono migliaia e i dettagli di questa guerra non sempre si conformano agli standard delle dottrine dei diritti umani. oltre che combattere il PKK, il governo turco ha fatto poco o punto per riconoscere qualsiasi forma di autonomia curda. non solo non mostra alcuna indulgenza per il separatismo – e si capisce! – ma persino l’idea di un’identità curda separata è vista come sediziosa. i curdi non possono studiare nella loro lingua e la loro identità è regolarmente repressa, sia in turchia che altrove – e a quanto pare questo accade di recente in stretta coordinazione con l’iran. Poi c’è la questione del passato turco che anche il suo attuale governo islamista non vuole affrontare.

Il genocidio armeno viene ancora negato. in quanto all’armenia, da più di quindici anni la turchia ha chiuso il confine comune per punire l’armenia nel suo conflitto contro l’azerbaijan. tutto questo conta nel valutare le durissime critiche mosse dalla turchia a israele a seguito dell’incidente della mavi marmara. viste in quest’ottica, le critiche turche appaiono ipocrite. certamente, queste sono osservazioni che la stragrande maggioranza dei turchi respinge. il PKK è un’organizzazione terrorista senza le virgolette – ed è difficile combattere il terrorismo con le mani legate dai giuristi internazionali. e’ precisamente il problema d’israele. l’invasione di cipro avvenne a difesa della minoranza turca sull’isola, dopo un colpo di stato sostenuto dalla giunta militare greca. e anche se la finzione giuridica che ne emerse non è riconosciuta da nessuno non si possono ignorare le aspirazioni e i diritti dei suoi 250.000 abitanti. allo stesso tempo, per l’unione europea si tratta di territorio occupato. si può anche comprendere l’opposizione turca all’interferenza di parlamenti stranieri nello stabilire una verità storica di eventi avvenuti quasi un secolo fa. rimane il fatto che il genocidio armeno avvenne – e un riconoscimento tardivo darebbe più credibilità alla santimonia morale turca nei confronti di altri. in poche parole, ci sono molti punti in comune tra le malefatte di cui ankara accusa israele e il comportamento turco nel gestire i suoi interessi nazionali. ed è questo elemento che fa della retorica antisraeliana di ankara un esempio eclatante di ipocrisia. la turchia in fondo non cela scuse, se non l’interesse nazionale, per giustificare il suo comportamento repressivo nei confronti delle sue minoranze, o l’occupazione di cipro o la chiusura del confine con l’armenia. sarà anche una posizione legittima per certi versi ma non conferisce l’autorità morale per rimbrottare israele in tema di diritti umani, la giustizia internazionale e quant’altro. tutto questo è necessario per spiegare la nuova politica di ankara contro israele e a fianco di Hamas – nota bene, non dell’autorità Palestinese ma dei suoi implacabili nemici, Hamas! in anni passati, la lotta turca contro il PKK da sola bastava a invitare prudenza nel linguaggio turco nei confronti di israele e a creare comprensione per la minaccia terrorista che israele combatte. la storia della turchia, le sue sfide regionali e l’interesse nazionale avevano incoraggiato la turchia a comprender meglio le sfide di israele. l’alleanza turco-israeliana si fondava sull’esistenza di simili minacce e comuni nemici, cose che producevano interessi comuni di lungo periodo. ma l’ascesa al potere ad ankara di un governo islamista ha cambiato tutto. l’unico motivo per cui la turchia ha deciso di abbandonare un alleato tradizionale creando una crisi a bella posta – a parte, naturalmente, i dividendi politici a casa e nel mondo arabo che ankara ottiene con la sua retorica antisraeliana – è l’orientamento politico dei suoi governanti. in europa ci sono notevoli difficoltà a interpretare l’assalto israeliano alla mavi marmara salvo che nei termini romantici di uno scontro tra nobili e inermi pacifisti contro feroci commando israeliani. Gli europei sono convinti che la lezione di questi eventi sia che occorre rivisitare la politica europea nei confronti di Hamas. e certamente sfrutteranno la crisi per rinnovare i propri inutili e costosi sforzi per imporre a israele un irrealizzabile accordo di pace. ma oltre la cortina fumogena creata dalle anime belle europee, c’è una questione di lungo periodo che prima o poi l’europa dovrà affrontare. la turchia sta diventando sempre di più un paese islamista e la sua politica estera sta sempre più sostenendo interessi contrari a quelli occidentali. i suoi rapporti con paesi come la russia e l’iran riflettono differenze sempre meno riconciliabili con la sua appartenenza alla nato. un tempo, la turchia rappresentava la miglior risposta occidentale all’islam radicale e alla mancanza di democrazia nel mondo islamico.

Il ruolo di ankara dell’incidente della mavi marmara dovrebbe essere un campanello d’allarme per chi non si è ancora accorto del radicale cambio di direzione turco. la turchia si è unita ai radicali, e così facendo ha danneggiato la democrazia turca e gli interessi occidentali nella regione. e per questo la turchia deve pagare un prezzo politico. Perdere la turchia naturalmente non dovrebbe essere l’obiettivo dell’occidente, ma ankara non merita sconti, anche quando il giudizio dei nostri politici è offuscato dalla loro innata antipatia per israele.
Emanuele Ottolenghi

 
Pros. >