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Breve excursus sulle relazioni tra Israele e alcuni suoi vicini arabi. di SERGIO I. MINERBI
Israele ha relazioni di vario tipo con molti paesi arabi che talvolta preferiscono mantenere una cortina di silenzio su tali rapporti. Il criterio non scritto è quello della prossimità più o meno grande del paese in questione all’islamismo radicale. Si verificano anche cambiamenti non sempre comprensibili ma quasi sempre dettati dalla politica interna del paese arabo in questione. EGITTO - Il primo paese arabo col quale Israele ha firmato un Trattato di pace, nel 1979, è stato l’Egitto capeggiato all’epoca da Anwar Sadat. Oggi il Presidente è Mubarak che deve fronteggiare una forte opposizione interna diretta dai Fratelli Mussulmani, frangia islamica estremista. I turisti israeliani che si erano precipitati in Egitto subito dopo la firma del trattato di pace, sono oggi più scarsi poiché l’ostilità anti-israeliana è notevole e gli islamisti hanno ucciso parecchi turisti. Le relazioni economiche sono meno intense di quanto Israele desiderava ma esiste una zona industriale comune che permette ai semifatturati egiziani di essere esportati verso gli Stati Uniti in esenzione doganale. Se non ci fossero remore politiche da parte egiziana, le relazioni economiche potrebbero svilupparsi molto di più. Le organizzazioni professionali degli avvocati, giornalisti, scrittori, studenti e altre simili sono tutte violentemente anti-israeliane. D’altra parte il regime al potere non vuole che l’Iran si rafforzi con l’arma nucleare ed ha consentito il transito atraverso il canale di Suez di vedette della Marina militare israeliana ed anche di sottomarini diretti al Golfo Persico. Secondo notizie di stampa tali sottomarini sono in grado di lanciare missili su tutto il territorio iraniano. Nella striscia di Gaza la politica egiziana è simile a quella israeliana per quanto concerne il blocco navale contro Hamas, ed in più con l’aiuto tecnico americano l’Egitto sta costruendo delle saracinesche metalliche che dovrebbero impedire il funzionamento delle numerose gallerie sotterranee scavate dal Hamas. GIORDANIA - Il secondo Trattatto di pace è stato firmato con la Giordania dell’allora Re Hussein. Oggi il figlio Abdallah è molto più riservato e mantiene relazioni, commerciali ed altre, ma sempre un po’ in sordina per non svegliare i cani che dormono. Però il lungo confine comune è generalmente tenuto in modo impeccabile. Progetti di sviluppo economico binazionale come il canale Mar Rosso-Mar Morto o l’aeroporto civile in territorio giordano che serva anche Eilat, sono sempre sul tappeto ma non decollano. Anzi Akaba, di fronte a Eilat, sta diventando una concorrente pericolosa. Inoltre i Giordani cominciano ora a parlare di sviluppare l’energia nucleare basandosi sull’uranio ritrovato in Giordania. LIBANO - Per molti anni si era sperato in un Trattato di pace con il Libano. Ma la fine dell’egemonia cattolica prima, e la dominazione indiretta siriana con l’assassinio del Premier Rafiq Hariri, hanno portato alla ribalta i fondamentalisti islamici dell’Hizbollah che ricevono armi iraniane attraverso la Siria. L’attuale Premier Saadan el Hariri, giovane miliardario e figlio del succitato omonimo, ha preferito pur di salvare la pelle di rinunciare perfino alle parvenze di indipendenza ed è succube dei Siriani. Le forze delle Nazioni Unite, fra le quali un forte contingente italiano, non riescono ad assicurare l’esecuzione della Risoluzione 1701 che proibiva il riarmo dell’Hizbollah nella zona a sud del fiume Litani. MAGREB - Dopo anni di contatti più o meno segreti con Re Hassan II del Marocco, nel Settembre 1994 fu aperto un ufficio di collegamento a Rabat ed uno a Tel Aviv, che continuò fino al 2000. Il Marocco ebbe un ruolo importante nell’ospitare le conversazioni segrete israelo-egiziane che condussero alla visita di Anwar Sadat e alla firma del Trattato di pace. Tra il 1948 e il 1956 ben 110.000 ebrei marocchini vennero in Israele ed oggi alcuni di loro tornano in Marocco come turisti. Altri paesi arabi seguirono l’esempio del Marocco come la Tunisia, Oman, Qatar e la Mauritania. Tutti questi paesi ebbero in periodi diversi una gamma di relazioni ufficiali più o meno intense. La Tunisia accolse un ministro degli Esteri israeliano, Silvan Shalom nato in quel paese. QATAR - Con il Qatar ci sono stati molti contatti di vario tipo. Furono instaurate relazioni commerciali con scambio di rappresentanti nel 1996. Alcuni personaggi israeliani visitarono il Qatar e fra questi ricorderemo Zipi Livni, ministro degli Esteri, nel 2005, Shimon Peres, vice-Premier, nel 2007 e Ben Eliezer, ministro dell’Industria, nel 2010. Quest’anno il Qatar propose di riprendere relazioni ufficiali in cambio dell’invio di materiali di costruzione alla striscia di Gaza, ma Israele rifiutò. TURCHIA - Finché dura il regime del Premier Erdogan, bisognerà annoverare la Turchia tra i paesi islamici. La delusione di non essere accettati nell’Unione Euroepea, ha portato al distacco da Israele. La tendenza islamica ha portato la Turchia ad appoggiare Hamas e Hizbollah, a preferire un’alleanza con la Siria e l’Iran, a organizzare la flottiglia che invece di pacifisti trasportava a Gaza armi e munizioni per Hamas. Può darsi che quella parte della popolazione turca che non vuole tradire la costituzione laica reagisca, ma per il momento le relazioni con Israele sono le peggiori possibili. In passato ci fu un’intensa cooperazione militare e importanti scambi commerciali e turistici. In conclusione i contatti non sono mancati ma spesso sono messi a repentaglio dalla recrudescenza dell’islamismo. Israele ha dimostrato di saper gestire le relazioni coi paesi arabi almeno fino al punto nel quale il paese in questione per paura o altre ragioni comincia a pendere verso l’islamismo anti-occidentale. SERGIO I. MINERBI |