La Turchia tra autoritarismo militare e deriva islamista. di PIERO DI NEPI
Il nazionalismo arabo è probabilmente nato quando si diffuse nel mondo la notizia che il 6 luglio del 1917 il Colonnello Thomas Edward Lawrence – El Aurens per gli arabi - al comando dei 5.000 irregolari beduini dell’emiro Auda Abu Tayi aveva attaccato e strappato alla Turchia ottomana la città di Aqaba, dopo una marcia leggendaria sotto l’Incudine del Sole. Non c’è davvero bisogno di rivedersi ancora una volta in DVD il film capolavoro di David Lean (“Lawrence d’Arabia”, 1962) per rinfrescare qualche conoscenza sulla ostilità totale che contrappone l’intero mondo arabo alla Turchia e ai turchi, fin dall’epoca lontana della Campagna d’Egitto di Napoleone Bonaparte. Poi, nel corso dell’Ottocento la paralisi progressiva e i segnali di imminente disgregazione dell’impero turco misero in crisi il sistema dei millet, la rete di ampie autonomie che su base etnica, religiosa e geografica consentiva al Sultano di controllare dalla reggia di Istanbul i vastissimi territori sottomessi alla Sublime Porta. E così, nel vano tentativo di imitare l’Europa dei grandi Stati nazionali, si soppressero di fatto i millet: Armeni, Arabi, Ebrei, Greci, Bulgari e tutte le altre nazionalità e religioni provocarono ondate di protesta, disordini e tensioni. Ed anche spietata repressione. Il massacro degli Armeni durante la Prima Guerra Mondiale, primo genocidio della storia contemporanea, ha origini lontane. La responsabilità va attribuita ai militari del tempo, ma è una responsabilità che per fortuna della moderna Turchia non tocca Ataturk, “Padre dei Turchi” e della patria (vedi box nella pagina a fianco). Nei secoli dell’Impero Ottomano il Sultano, nella sua qualità di Califfo, era stato anche Custode dei Luoghi Santi di Medina e Mecca. Le grandi collettività arabe “originarie”, dei deserti e della penisola, sempre più duramente oppresse dagli ottomani, ottennero finalmente l’indipendenza alleandosi con l’Inghilterra contro la Turchia sostenuta dalla Germania imperiale di Guglielmo II. Per loro, il ricordo della durezza turca è tuttora più forte del rancore contro il colonialismo europeo e forse perfino più tenace dell’ostilità verso Israele. Ma la Turchia di oggi è ormai un soggetto politicamente indecifrabile. Anno dopo anno sembra voler distruggere le strutture di Uno scomodo (ex) alleato che è meglio perdere che trovare La Turchia tra autoritarismo militare e deriva islamista integrale laicismo disegnate da Ataturk, per inclinare verso una pericolosa deriva islamista sunnita, che non le attirerà le simpatie dei monarchi del Golfo e la metterà in concorrenza con i pericolosi vicini sciiti di Teheran. La recente, inedita trilaterale dell‘uranio tra Turchia, Iran e Brasile si va già rivelando per quello che è: solo fumo negli occhi per l’opinione pubblica internazionale. Hamas, appoggiandosi ai turchi nella vicenda della “Freedom Flotilla”, potrebbe aver commesso un errore più grave degli errori israeliani. La memoria storica delle gesta di El Aurens è ben viva da Riad a Damasco, da Amman al Cairo. L’aiuto del governo di Ankara non favorirà certamente l’immagine e il prestigio degli attuali padroni di Gaza: ne rivela anzi le difficoltà gravi. E Israele? Ebbene, poiché la grande politica internazionale è sempre una crudele partita a scacchi, il sacrificio di un pezzo importante potrebbe tradursi in un vantaggio insperato. L’alleanza strategica con la Turchia del militarismo autoritario, come a suo tempo quella con la monarchia iraniana prima del khomeinismo, fu imposta a Israele dalle circostanze, già nel 1948: gli avversari dei nemici sono ovviamente da contare tra gli amici migliori. Tutto separava la Repubblica Turca dal dissennato nazionalismo arabo degli anni Cinquanta e Sessanta. Il saldo inquadramento nella NATO contrapponeva la Turchia ai regimi filosovietici (che ai tempi dell’URSS rendevano la regione assai pericolosa per l’area meridionale dell’Alleanza), i progetti di sbarramento del Tigri e dell’Eufrate in territorio turco allarmavano Baghdad e Damasco, la laicità delle istituzioni la rendevano sospetta agli occhi dei sovrani wahabiti di Riad. E il rapporto privilegiato Ankara- Gerusalemme non è stato positivo per Israele. Ci sono due nervi scoperti: la questione armena e quella curda. Lo Stato di Israele è stato tradizionalmente un punto essenziale di riferimento per il movimento indipendentista del Kurdistan e per la famiglia Barzani che ne aveva la leadership. Almeno fino all’epoca di Saddam Hussein. Dopo il crollo della dittatura di Baghdad, i governi israeliani hanno dovuto preferire l’alleanza strategica con Ankara e sganciarsi in qualche modo dal movimento curdo che con il PKK si batteva soprattutto in Turchia. Il problema armeno è purtroppo più complesso, e la fine dell’alleanza con la Turchia potrà forse finalmente liberare Israele da un condizionamento durissimo. Da decenni, infatti, gli armeni rimproverano i governi di Gerusalemme per un atteggiamento troppo “tiepido” sul genocidio del 1915. L’irritabilità turca sulla vicenda è ormai proverbiale. Nel caso di questa scomoda “ex” alleanza in Israele si potrà forse utilmente ricordare un proverbio jiddish: “qualche volta, in certe feste, si incontrano persone che quando finalmente se ne vanno è come se fosse arrivato qualcuno”. PIERO DI NEPI Mustafa Kemal, padre della turchia moderna la turchia moderna nasce da quella ottomana sul passaggio tra ottocento e novecento. nel 1876, dopo che già due sultani erano stati costretti all’abdicazione, abdul Hamid ii concesse una costituzione di tipo europeo ed un Parlamento. seguirono trentacinque anni di crisi istituzionali ricorrenti, culminate nella fatale partecipazione alla Grande Guerra 1914-1918, con l’impero ottomano schierato nel campo austro-tedesco. nel 1923 il generale mustafa Kemal, carismatico erede politico del movimento dei “Giovani turchi”, fondò la repubblica e depose l’ultimo sultano mehmed vi vahideddin. l’anno seguente Kemal pose termine anche al califfato, che nella storia dell’islam sunnita aveva fino ad allora unito indissolubilmente il potere religioso universale con quello imperiale, di natura altrettanto universalistica. e non è un caso che il moderno fondamentalismo punti proprio alla rinascita del Grande califfato, esteso dal marocco all’indonesia. ma Kemal era ormai “ataturk”, il “Padre dei Turchi”. forte del prestigio militare conquistato bloccando e respingendo lo sbarco inglese a Gallipoli nel 1915, Kemal ataturk gettò le basi di un nuovo stato, fondato su tre principi assoluti di “azione” (nazionalismo, laicismo, modernismo) e tre di “organizzazione” (repubblica, populismo dinamico, centralizzazione dello stato). a garanzia del sistema, l’esercito e i suoi ufficiali. oggi l’esercito della repubblica turca è uno dei più potenti e meglio organizzati al mondo, stando ai periodici report degli istituti di studi strategici. |