SHALOM
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Quando il commercio può essere un’alternativa alla guerra PDF Stampa E-mail
Analogie ma anche profonde differenze nello sviluppo economico
di Israele e dei territori palestinesi.
di DANIELE TOSCANO

Il seminario “l’economia in israele e nei territori dell’autorità nazionale Palestinese. finanza innovativa, sviluppo economico e prospettive di pace”, organizzato il 20 maggio scorso dall’associazione “appuntamento a Gerusalemme” e dall’istituto bruno leoni, ha posto l’interrogativo se il conflitto mediorientale sia risolvibile a partire dalla sfera economica. la funzione di primo piano dell’economia è data sia dalla sua stretta interdipendenza con la politica, sia, come ha ricordato il presidente del cnel antonio marzano in apertura, dal fatto che il commercio costituisce l’alternativa alla guerra per procurarsi i beni di un altro Paese. l’ampia libertà economica ha garantito a israele un’elevata diffusione del fenomeno dello start up, con la nascita di tante piccole e medie imprese. nella prima parte, i relatori hanno analizzato le diverse situazioni economiche e le relative implicazioni politiche. la professoressa bruna ingrao, poste le naturali differenze tra israele e Palestinesi, come il reddito procapite, ha individuato delle similitudini: la popolazione limitata, la ridotta estensione territoriale, il bisogno vitale di scambi, un mercato interno troppo piccolo. se israele può vantare l’economia più avanzata della regione, con il recente ingresso nell’ocse, per i palestinesi l’inferiorità è rispetto a tutti i Paesi dell’area circostante. una crescita economica dei territori faciliterebbe il processo di pace, ma, oltre a una riduzione dei controlli da parte di israele, per ciò sarà indispensabile un diverso atteggiamento delle autorità palestinesi, mentre gli aiuti esteri dovranno essere improntati alla crescita e non elargiti in maniera incondizionata. i successi israeliani sono stati sottolineati da numerosi interventi: Jonathan medved, attivo venture capitalist israeliano nel settore delle tecnologie avanzate e ceo di vringo, si è soffermato sulla cultura dell’innovazione che vi è alla base. il contributo degli immigrati, l’esperienza, l’organizzazione antigerarchica, la facilità di nascita per le imprese, gli investimenti delle banche e di numerose compagnie multinazionali sono solo alcuni esempi, confortati dalle prospettive che ha annunciato amos ron per i prossimi anni: i trasporti (ferrovie e aeroporti), l’energia (gas naturali), l’acqua (desalinizzazione e trattamenti) saranno i settori interessati. George Gilder ha definito questi progressi come un fenomeno straordinario, che recentemente si è intensificato con la crescita dei venture capital e i notevoli contributi dati alla medicina e alla tecnologia. a beneficiarne sono stati anche i palestinesi, con miglioramenti nella produttività, nella speranza di vita, nell’istruzione. saad Khatib, consigliere del ministero dell’economia Palestinese, ha però sostenuto che in un’area occupata, priva di pace e di giustizia non si può avviare uno sviluppo economico autonomo. a tale proposito, matthew sinclair, direttore delle ricerche della taxPayers’ alliance ha obiettato che l’ingente quantità di denaro proveniente da usa e ue non è impiegata adeguatamente, ma, anzi, spesso è utilizzata per promuovere odio e violenza. la tavola rotonda conclusiva ha coinvolto esperti economisti: se il managing director marco de benedetti ha individuato lo sviluppo economico come uno dei pilastri delle policies dei governi israeliani, il professore e direttore generale di confindustria Giampaolo Galli ha insistito sulla dinamicità dell’economia israeliana, data, fra gli altri elementi, dall’ampio ruolo del mercato rispetto allo stato. mario ferrario, avvocato e investment banker, ha pure ricordato il ruolo dello stato, fondamentale nella fase di alto rischio con la funzione di “fondo dei fondi”, che né gli imprenditori né le imprese sono intenzionati ad assumere. lo sviluppo israeliano potrà quindi coinvolgere i Paesi circostanti, ma solo a condizione che gli attori interessati dimostrino capacità di auto sostegno e gli aiuti internazionali siano finalizzati a progetti specifici.

DANIELE TOSCANO

 
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