
Una manifestazione nel segno del profondo legame tra il popolo ebraico e il libro, tra memoria, identità e dialogo. Si è aperta questa mattina al Pitigliani la terza edizione della Fiera del Libro Ebraico, con il tema di quest’anno giustizia, crime & spionaggio. L’evento è stato organizzato e promosso dalla Comunità Ebraica di Roma, dal Centro di Cultura Ebraica, dalla casa editrice Giuntina e dalla libreria Kiryat Sefer.
Ad aprire l’evento è stato il Presidente del Pitigliani, Daniel Coen, che ha ringraziato i presenti per la partecipazione.“Il libro continua ad essere necessario e aiuta a vedere oltre, mettendosi in discussione” ha detto.
La parola è poi passata al Presidente della Comunità Ebraica, Victor Fadlun, che ha analizzato in profondità il rapporto tra lettura e popolo ebraico.“Questa fiera non è soltanto un appuntamento letterario: è un gesto collettivo di identità. È il momento in cui la produzione editoriale ebraica si riunisce per raccontare la straordinaria ricchezza del pensiero ebraico. Leggere, studiare, confrontarsi sono atti che, per il nostro popolo, non sono mai stati semplicemente attività culturali: sono una forma di resistenza, un modo di restare vivi, radicati, presenti nella storia. Ogni libro che presentiamo, ogni discussione che ascolteremo oggi, è parte di questa lunga catena, che lega le generazioni” ha affermato Fadlun.
Dopo i saluti istituzionali, sono stati presentati da Rav Riccardo Di Segni e dall’avvocato Fabiana Di Porto i volumi del Talmud Orayot e Makkot, tradotti in italiano, con un’analisi dei temi trattati, tra cui pena e giustizia.
“Il Talmud è un testo fondamentale per l’ebraismo. La sua traduzione è complicata perché richiede una grande organizzazione. Ogni anno pubblichiamo due volumi e quest’anno presentiamo quelli di Orayot e Makkot. Nei risvolti di queste pagine si parla non solo di giusti, ma anche di tantissimi altri argomenti, tanto che si accenna al tema della cometa di Halley e del problema delle priorità d’intervento” ha detto Rav Di Segni, che ha parlato dell’importanza dei volumi tradotti del Talmud.
“Ho tentato di collegare il trattato di Orayot con le piattaforme digitali e ho trovato un punto di unione. Quando c’è una colpa, questa non è solo del singolo, ma dell’istituzione o della governance digitale” ha aggiunto l’avvocato Fabiana Di Porto, che ha associato il principio del Talmud al metodo di agire della norma europea del Digital Services Act, legge oggi essenziale al contrasto dell’antisemitismo online.
La giornata è poi proseguita con presentazioni e dibattiti fino a sera.













