
Il gel che sta aiutando i ragazzi feriti a Crans-Montana arriva da Israele. È un farmaco sviluppato per la cura delle ustioni gravi, utilizzato negli ultimi anni in contesti di emergenza, dagli ospedali europei fino alle vittime degli attacchi di Hamas. Oggi è al centro dell’attenzione per il suo impiego nelle cure dei giovani coinvolti nel grave incidente avvenuto nella località alpina svizzera.
Si tratta di un trattamento innovativo, nato dalla ricerca biomedica israeliana, capace di intervenire nelle prime e più delicate fasi della gestione delle ustioni. Non una semplice medicazione, ma un gel ad azione avanzata che permette di pulire la ferita, ridurre il dolore e preparare la pelle alla rigenerazione, limitando il ricorso a interventi chirurgici invasivi. Un progresso che, negli ultimi anni, ha cambiato i protocolli di molti centri specializzati in Europa.
La storia di questo farmaco racconta molto della cooperazione silenziosa che attraversa la medicina contemporanea. Al di là delle tensioni geopolitiche, la ricerca viaggia veloce, passa i confini e arriva dove serve. Israele, spesso associato nel dibattito pubblico solo al conflitto, è anche uno dei poli mondiali dell’innovazione medica, in particolare nei settori legati alla medicina d’urgenza e al trattamento dei traumi.
Per i medici che seguono i pazienti, la priorità resta la guarigione e il recupero, fisico e psicologico. Ma intorno a quel gel, applicato sulle ferite dei ragazzi di Crans-Montana, si intrecciano storie più grandi: di ricerca scientifica, di dolore condiviso, di tecnologie nate in scenari di guerra e oggi utilizzate per salvare e migliorare vite altrove.













