
È scomparsa a 97 anni Marian Goodman. Se n’è andata una visionaria, una grande gallerista, una delle più stimate personalità dell’arte contemporanea, una presenza silenziosa e incisiva che ha saputo dare forma al nostro sguardo sul mondo.
Marian Goodman aveva inaugurato la galleria che porta il suo nome a New York alla fine del 1977, in un periodo in cui poche donne lavoravano nel mondo dell’arte, fu naturalmente attratta dall’Europa, aprendo una sede a Parigi, nel quartiere del Marais nel 1995, nel 2023 a Los Angeles per poi trasferire la sede principale a Tribeca. Una figura di cristallina intelligenza e rara sensibilità che ha saputo credere e forgiare alcuni tra i più grandi artisti del nostro tempo, non per dominarne il percorso, ma per proteggerlo, sostenerlo, renderlo possibile; credeva nell’arte come pensiero, come responsabilità morale, come spazio di libertà radicale. La sua galleria non è mai stata solo un luogo di esposizione, ma un luogo di dialogo, di fiducia, di coraggio intellettuale. Ha dato voce a opere difficili, politiche, scomode, convinta che l’arte dovesse interrogare la realtà e non semplicemente abbellirla. Spesso definita come una guida discreta ma inflessibile, capace di dire “no” quando necessario e di difendere con fermezza ciò in cui credeva. Chi l’ha conosciuta ricorda anche la sua umanità: l’ascolto attento, la generosità mai ostentata, il rispetto profondo per gli artisti e per le loro fragilità.
Immagine: Marian Goodman fotografata da Thomas Struth, 2007













