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    ROMA EBRAICA

    Sami Modiano si racconta ai ragazzi delle scuole italiane

    Nella mattina del 26 gennaio, presso il Teatro Vascello di Roma, Sami Modiano, sopravvissuto alla Shoah, ha raccontato la sua storia agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Oltre ai trecento ragazzi in sala, si sono collegati in live streaming 400.000 ragazzi da tutta Italia.
    L’incontro è stato organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah e dal Municipio XII di Roma Capitale.
    Hanno portato i propri saluti istituzionali il sindaco di Roma Captale, Roberto Gualtieri, che ha ricordato il viaggio della memoria svolto assieme a Sami, e il presidente del Municipio XII, Elio Tommasetti. È intervenuto anche il presidente della Fondazione Museo della Shoà, Mario Venezia, che ha ricordato “Sami non è un testimone: è un sopravvissuto.” Difatti, Modiano ha affermato, “Io non sono tornato da Auschwitz: sono ancora lì”.
    L’incontro è stato moderato dallo storico Marco Caviglia, che ha introdotto le domande dei ragazzi delle scuole attraverso le quali Sami ha ripercorso con una memoria vivida e straziante il proprio percorso, a partire dalla promulgazione delle leggi razziali, a seguito delle quali a soli 8 anni è stato espulso dalla scuola elementare di Rodi. Quando chiese a suo padre Giacobbe la motivazione dell’espulsione in una crisi di pianto, Sami ricorda che lui gli disse “Quando sarai grande capirai”. Ma Sami ha commentato affranto, “Io oggi ancora non capisco”.
    Sami ha poi ricordato l’arrivo delle truppe tedesche all’isola di Rodi nel 1944, che proprio nel giorno del suo compleanno con un inganno convocarono i capi famiglia, tra cui suo padre, per un “semplice controllo”. Il giorno dopo, Sami, il padre e la sorella Lucia, furono deportati.
    Modiano ha descritto la disumanità in cui erano costretti a viaggiare in battelli da bestiame, con 5 secchi d’acqua per centinaia di persone, privati del pudore e della dignità. Quando una donna anziana morì durante il viaggio, Sami ha ricordato: “I tedeschi ci dissero di gettare il suo cadavere in mare. In quel momento fui contento che mia madre era morta a Rodi, avrei sempre avuto una tomba dove andarla a trovare. Ma mio padre e mia sorella Lucia non potrò mai visitarli: sono morti nelle camere a gas e nei forni crematori”.
    Una volta giunti al campo di Auschwitz Birkenau, Sami ha raccontato il tentativo di suo padre di opporsi alla separazione tra uomini e donne, per stare vicino alla figlia Lucia. “Nel viaggio, abbiamo subìto tutto in silenzio senza reagire, perché eravamo sicuri che non c’era la morte davanti agli occhi, ma alla vista del campo tutto è cambiato. Mio padre ha cercato di difendere mia sorella, ma lo hanno disumanamente picchiato. Quando la portarono via, lui non parlava ma i suoi occhi raccontavano la sua disperazione”. Nel ricordo di suo padre, Sami ha aggiunto “La differenza tra me e mio padre è che lui aveva un numero: io lo ho ancora. Lui non c’è più; un padre adorabile che non ho potuto conoscere fino a fondo”.

    In seguito, Sami ha raccontato la sua decisione di diventare parte attiva nella trasmissione della memoria grazie all’amicizia con Piero Terracina, anch’egli sopravvissuto alla Shoah che ha conosciuto a Birkenau e ha rincontrato 60 anni dopo. “Piero mi propose di andare con lui al viaggio ad Auschwitz con i ragazzi. Era la prima volta che ci tornavo, e quando arrivai scoppiai in lacrime: rivedevo tutto, mio padre, mia sorella. Non avevo dimenticato nulla. Quando mi voltai, vidi che anche i ragazzi erano in lacrime e Piero mi disse che piangevano perché avevano sentito il mio dolore. Da lì in poi, io giurai loro di non dimenticarli e che avrei continuato a tramandare la memoria”.

    Sami ha concluso con un tenero saluto ai ragazzi, “Io e mia moglie Selma, che mi sta accanto da 68 anni, non abbiamo avuto figli; ma voi, ragazzi, vi considero tutti miei nipoti”.

    Un incontro importante per i giovani, che nel futuro avranno il compito di portare avanti il lavoro di Sami e di tutti i sopravvissuti della Shoah per far sì che quella tragedia non si ripeta.

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