
Tocca a lei, una sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, una senatrice di 95 anni, mettere uno stop ai paragoni infelici tra Shoah e la guerra a Gaza. Liliana Segre interviene al Quirinale per la celebrazione del Giorno della Memoria. Non si fa intimidire, ma con la sua voce calma risponde agli studenti. “Si può e si deve parlare di Gaza nel Giorno della Memoria: si può parlare di Iran, Ucraina e tutto ciò che chiama in causa l’umanità, ma non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”, spiega a chiare lettere. “Non può succedere che diventi occasione di una vendetta contro le vittime di allora”. No, quindi, al tentativo di banalizzazione, di distorsione, di inversione della Shoah. “Il Giorno della Memoria – ricorda la senatrice – non è per gli ebrei. È principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, la Germania nazista e molti stati europei contro le razze considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi. Contro l’umanità. Il Giorno della Memoria è per ricordare i carnefici, ma anche quelli che si opposero, e i giusti che tentarono a costo della vita di salvare i perseguitati”.
Subito dopo prende la parola il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Alla senatrice Segre rinnovo – dice il Capo dello Stato – la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto dell’odio, della vendetta, della violenza. In questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità. Volgarità e imbecillità: come lo sono da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati”.
Per Mattarella, nella nostra Repubblica “non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione per chi coltiva odio”. Anche perché, ricorda Mattarella nell’ottantesimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea costituente, “la Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento, lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore. Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per quello in cui credevano”.
Il presidente non guarda soltanto al passato ma, come suo solito, lancia anche un monito per il futuro, per le nuove generazioni. Il “riproporsi e diffondersi” di “manifestazioni di razzismo e antisemitismo” è “indice di alta pericolosità e interpella una azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea”.
Al Quirinale anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che lancia l’allarme sulla recrudescenza dell’antisemitismo. “Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto – dice la premier – È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale”. Ma Giorgia Meloni guarda anche indietro nella storia e condanna la complicità fascista nelle persecuzioni. “Nel Giorno della Memoria ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”. Un monito che non bisogna dimenticare per evitare che la storia si ripeta.













