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    Cultura

    La storia dietro “La notte”: il viaggio di Elie Wiesel raccontato in un documentario

    Oggi, 27 gennaio 2026, in occasione del Giorno della Memoria, debutta su PBS negli Stati Uniti Elie Wiesel: Soul on Fire, un documentario che ripercorre la vita e l’eredità dello scrittore e sopravvissuto alla Shoah Elie Wiesel, con un’attenzione particolare alla genesi del suo celebre memoir Night (La notte). Diretto dal veterano cineasta Oren Rudavsky, il film è stato presentato in anteprima in festival internazionali, tra cui DocAviv, e ora approda alla prestigiosa serie American Masters. La pellicola utilizza materiali di archivio, interviste alla famiglia, testimonianze di studiosi e allievi, nonché sequenze animate, per costruire un ritratto intimo e complesso di Wiesel, figura simbolo della memoria del Novecento.

    La narrazione parte dagli anni formativi di Wiesel a Sighet, nella Romania allora parte dell’Ungheria, e passa attraverso l’internamento nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald durante l’ultima fase della Seconda guerra mondiale. In quelle atrocità perse la madre, il padre e la sorella minore: eventi che segnarono per sempre il suo percorso umano e letterario. Nei dieci anni successivi alla guerra, Wiesel si trasferì in Francia, studiò alla Sorbona e lavorò come giornalista. Il memoir che l’avrebbe reso famoso, pubblicato nel 1960 — dopo varie revisioni e rifiuti editoriali — deriva da un lungo manoscritto in yiddish (Un di velt hot geshvign) e da successive versioni in francese (La Nuit) e inglese (Night). Il testo, oggi tradotto in oltre trenta lingue, è considerato un’opera fondamentale della letteratura sulla Shoah e un cardine dell’educazione alla memoria.

    Il documentario non si limita alla genesi del libro. Mostra Wiesel come insegnante, attivista e voce instancabile contro ciò che definiva il “peccato dell’indifferenza”. Attraverso spezzoni di discorsi pubblici, tra cui il suo accorato intervento alla Casa Bianca contro la visita di Ronald Reagan al cimitero di Bitburg — luogo di sepoltura di soldati della Waffen-SS — emerge il profilo di un intellettuale che fece della testimonianza e della responsabilità morale la sua missione. La vita di Wiesel, che si spense a New York nel 2016 all’età di 87 anni, fu anche riconosciuta con il Premio Nobel per la Pace nel 1986. Riflessi di questo evento e della sua influenza globale attraversano il documentario, che invita lo spettatore non solo a conoscere la storia personale di Wiesel, ma a confrontarsi con le lezioni universali che essa contiene — sul dolore, sulla memoria e sull’impegno civico. “Elie Wiesel: Soul on Fire” è al contempo una biografia, un’indagine sul processo creativo di un’opera letteraria e un appello a non dimenticare: un contributo significativo per mantenere viva la memoria della Shoah e delle sue implicazioni nel mondo contemporaneo.

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