
Per la prima volta nella storia delle cerimonie ufficiali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, una testimonianza diretta della Shoah è stata pronunciata in ebraico dal podio dell’ONU, durante la cele annuale in memoria delle vittime della Shoah. Sara Weinstein, 91 anni, sopravvissuta allo sterminio nazista, ha rotto il silenzio sul palco dell’ONU, accompagnata dalle sue figlie e nipoti. Dopo un’introduzione in inglese, Weinstein ha narrato la sua infanzia in Polonia — la casa sul fiume, i genitori e i fratelli — dilaniata dall’avvento della Seconda guerra mondiale e dall’eliminazione sistematica degli ebrei europei. Secondo quanto riporta il Jerusalem Post.
La sua testimonianza si è fatta via via più cruda: da quando fu nascosta in un villaggio da una famiglia non ebrea — rischiando la morte — fino alla scoperta dell’occultamento da parte degli altri contadini, che portarono all’uccisione degli ospitanti, della sua famiglia e alla distruzione della casa. Solo la madre, con un gesto disperato, la salvò dalla pallottola mortale. Weinstein ha quindi raccontato la sua fuga nel bosco con le sorelle, unico nucleo familiare superstite dopo l’uccisione del padre, fino al trasferimento in diversi orfanotrofi e, infine, a un kibbutz in Israele, dove ha costruito una famiglia numerosa. Nel suo discorso ha lanciato un monito potente: “La Shoah non è iniziata con le camere a gas; è iniziata con parole, incitamento, propaganda, battute, accuse e indifferenza”. Oggi, ha detto, l’antisemitismo torna ad alzare la testa, con attacchi contro gli ebrei e un silenzio internazionale complice.
Alla cerimonia ha preso la parola anche Danny Danon, ambasciatore israeliano all’ONU, sottolineando che ricordare i sei milioni di ebrei assassinati non basta più. Nel contesto dell’aumento di episodi antisemiti nel mondo, Danon ha esortato a trasformare lo slogan “Mai più” in azione concreta, affermando che quando menzogne antisemite circolano negli stessi corridoi diplomatici, esse si traducono in violenza nella società. Ha inoltre reso omaggio ai soldati dell’IDF come simbolo della difesa del diritto del popolo ebraico a vivere senza paura. Questa testimonianza storica arriva in un momento in cui le comunità ebraiche nel mondo rilevano dati allarmanti sul crescente antisemitismo globale: un recente rapporto ha contato oltre 800 gravi incidenti antisemiti nel 2025, con decine di vittime e milioni di post di incitamento sui social network.












