
Apple ha acquisito la startup israeliana di intelligenza artificiale q.ai, fondata nel 2022 da Aviad Maizels, già creatore di PrimeSense, la società la cui tecnologia è diventata il cuore di Face ID. L’operazione, confermata dal gruppo di Cupertino, segna il secondo ritorno di Maizels in Apple: nel 2013 il colosso americano aveva già acquistato PrimeSense in un’operazione stimata allora intorno ai 350 milioni di dollari. Anche in questo caso, i termini finanziari non sono stati resi noti.
q.ai è nata poco dopo l’uscita di Maizels da Apple ed è stata fondata insieme a Yonatan Vexler, già in OrCam, e al ricercatore di intelligenza artificiale Avi Barlia. Per anni la società ha lavorato lontano dai riflettori, in una condizione di quasi totale riservatezza, lasciando filtrare pochissimi dettagli sulle proprie attività. Oggi, con l’acquisizione, emerge il perimetro di una tecnologia destinata a incidere profondamente sul modo in cui le persone comunicano con i dispositivi.
Secondo Apple, q.ai sviluppa applicazioni avanzate di machine learning capaci di trasformare radicalmente l’esperienza audio e l’interazione uomo-macchina. Le sue soluzioni consentono di riconoscere il parlato anche a volumi quasi impercettibili, di migliorare la qualità dell’audio in ambienti difficili e di rendere più naturale il dialogo con i sistemi digitali. Ma il vero salto tecnologico è racchiuso nei brevetti collegati alla startup, che descrivono sistemi in grado di interpretare il linguaggio senza bisogno di suono, analizzando i micro-movimenti dei muscoli facciali e della pelle. Si tratta di quella che viene definita “silent speech”: una tecnologia capace di comprendere ciò che una persona sta dicendo anche quando non emette alcuna voce. Alcuni prototipi ipotizzano l’utilizzo di sensori ottici o proiezioni laser sul volto per rilevare minime variazioni muscolari, aprendo la strada a una nuova generazione di interfacce invisibili e silenziose.
Per Apple, queste soluzioni potrebbero diventare centrali nello sviluppo dei suoi dispositivi indossabili, dagli AirPods al Vision Pro, oltre a offrire una nuova dimensione all’assistente vocale Siri. L’obiettivo è permettere agli utenti di comunicare con i propri device anche in ambienti rumorosi o in contesti in cui parlare ad alta voce non è possibile, rendendo l’interazione sempre più discreta e naturale.
“Q è un’azienda eccezionale, che sta aprendo nuove strade nell’uso dell’imaging e del machine learning”, ha dichiarato Johny Srouji, vicepresidente senior di Apple e responsabile delle tecnologie hardware. “Siamo entusiasti di accogliere il team guidato da Aviad e di ciò che costruiremo insieme”.
Tra gli investitori di q.ai figurano nomi di primo piano del venture capital internazionale, come Kleiner Perkins, un fondo sostenuto da Sequoia Capital e Google, oltre agli israeliani e internazionali Aleph, Matter, Exor e Corner Ventures. L’operazione si inserisce nella più ampia strategia di Apple per rafforzare il controllo sulle tecnologie chiave legate all’intelligenza artificiale, in una fase in cui la competizione globale nel settore si fa sempre più serrata. Per Maizels, il ritorno a Cupertino ha anche un valore personale. “Apple è sempre stata per me il simbolo di prodotti magici, che le persone amano”, ha affermato. “Con il nostro team abbiamo unito machine learning e fisica per creare qualcosa di davvero profondo e unico. Entrare in Apple apre possibilità straordinarie per portare questa tecnologia al mondo”.













