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    ROMA EBRAICA

    Gli alunni ricordano la Morà Tina Baranes, guida autorevole e materna

    Un’insegnante che pretendeva molto, ma che aveva sempre una parola affettuosa per tutti: così gli alunni ricordano la Morà Diamantina “Tina” Baranes Foà, z.l., a un anno dalla sua scomparsa.

    Nata a Tripoli nel 1934 dove insegnava al Talmud Torà, la Morà Baranes è arrivata a Roma a seguito della cacciata degli ebrei dalla Libia nel 1967 e per molti anni ha insegnato Lingua Ebraica ed ebraismo alla scuola ebraica.

    Come ricordano i suoi studenti, la Morà Baranes trasmetteva la sua passione non solo per l’insegnamento, ma per lo studio della Torah, in maniera coinvolgente. Era un’insegnante che sapeva conciliare la fermezza e la compassione, ed è rimasta tale fino all’ultimo. Nonostante i problemi alla vista degli ultimi anni che le impedivano di leggere, non ha mai abbandonato la sua instancabile curiosità e riusciva sempre a trasmettere qualche insegnamento, ai suoi studenti e ai suoi famigliari.

    Di seguito, i ricordi di alcuni dei suoi alunni:

    Da Morà a Morà: la passione per l’insegnamento

    È linizio della terza elementare e una nuova insegnante di ebraico entra nella nostra classe. È una donna piccolina, con i capelli neri, porta gli occhiali e ha uno sguardo molto serio.

    Siamo tutti un po’ spaventati, ma da lì a pochi giorni avremmo capito di essere stati così

    fortunati ad averla con noi! Con lamore, la passione, la dedizione e la pazienza che ci dimostrò, riuscì a conquistarci. Avevo sempre amato la lingua ebraica, le lezioni di Torah o di ebraismo in generale, ma con lei tutto diventò eccezionale e ancora più interessante. Io personalmente, grazie anche a lei, ho seguito i miei studi ebraici al seminario Almagià e

    durante gli anni di lontananza perché ero in Israele, ho ricevuto i suoi saluti attraverso la mia mamma che mi diceva Ho incontrato la tua morà al tempio, mi chiede sempre di te”.

    Ogni volta era un grande piacere, poi a distanza di anni ho avuto il piacere e lonore di

    sostituirla come insegnante in una terza media perché lei fu costretta ad assentarsi per motivi di salute. Anche in quella occasione, mi ha dimostrato tutto il suo affetto e la sua disponibilità guidandomi passo per passo nella preparazione delle lezioni, fino agli esami dei suoi ragazzi. Una grande Morà che porterò sempre nel mio cuore.

    Grazie Morà Tina.

    – Morà Dafna Di Segni, insegnante presso la scuola elementare Vittorio Polacco

    Una Morà materna e profondamente rispettata

    Mi lega alla Morà Tina Baranes zl un forte affetto e un dolce ricordo, fatto di piccoli gesti, di sguardi attenti e di parole misurate, capaci però di lasciare un segno profondo e duraturo. Il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media, come accade a tutti i bambini, fu per me un momento difficile. Mi sentivo spaesato: nuovi compagni, nuovi ambienti e, soprattutto, tutti quei Professori” al posto delle Morot che avevano accompagnato con dolcezza i primi anni di scuola. Era per me una fase carica di incertezze, in cui tutto sembrava improvvisamente più grande e distante. Proprio in quei primi giorni di scuola avvenne però un incontro che per me fu una vera salvezza: quello con la Morà Tina zl. Ricordo ancora con chiarezza il suo ingresso in classe. Dopo aver fatto lappello, mi chiese con naturalezza se fossi il nipote del maestro Felice Luzon, che insegnava a Tripoli. Le risposi di sì. Non aggiunse altro, forse per non mettermi in imbarazzo davanti ai miei nuovi compagni. Ma a me bastò quello: mi sentii visto, riconosciuto, accolto, e ritrovai serenità e fiducia in quella nuova esperienza scolastica che tanto mi intimoriva. Quando tornai a casa, telefonai a mio nonno Felice zl e gli dissi che era la Morà Baranes era la mia insegnante di ebraico e lui mi rispose: Sei fortunato ad avere una Morà come lei”. In effetti, essere stato suo allievo è stata proprio una fortuna. La Morà Tina riusciva ad essere allo stesso tempo materna e profondamente rispettata. In unetà di alunni spesso scalmanati e poco attenti, a lei nessuno mancava di rispetto. Tutti si alzavano in piedi al suo ingresso in classe, tutti le conferivano spontaneamente lonore che meritava. La sua autorevolezza non nasceva dal timore, ma dalla sua profonda saggezza, dalla coerenza, dallesempio e dallamore per linsegnamento. Nel suo insegnamento, ricordo che era molto attenta alla puntualità e non voleva mai perdere minuti preziosi delle sue ore di lezione. Perciò iniziava le lezioni in perfetto orario e non ammetteva interruzioni. Io, però, arrivavo spesso a scuola con un po’ di ritardo e, sapendo che avrei trovato lei, ero solito affacciarmi alla porta mettendo dentro solo la testa per aspettare il suo cenno di assenso per entrare. Lei alzava gli occhi al cielo ma con un sorriso celato, mi dava sempre il permesso di unirmi alla classe. Una volta dentro, mi giustificavo immancabilmente dicendo: Mi scusi, ma ho un fratello più piccolo che mi fa ritardare”. Quella scusa divenne quasi un rituale, accolto con il suo sguardo severo ma mai privo di comprensione. E la sua memoria affettuosa emerse anni dopo, quando anche mio fratello David divenne suo allievo: ogni giorno, scherzosamente, lo rimproverava dicendo: Tu sei quello che facevi sempre fare tardi ad Alessandro!”. La Morà Tina mi ha trasmesso lamore per lebraico e per lo studio della Torah. Se in seguito ho cercato di migliorare la lingua parlata ed ho intrapreso un percorso di lavoro nel diritto comparato con Israele che spesso mi porta a lavorare lì, lo devo anche a lei. Sapeva trasmettere lamore per la Torah in modo naturale, senza forzature, facendo nascere curiosità e rispetto. Ogni nostra interpretazione, talvolta anche fantasiosa, era vista come degna di considerazione. Di lei ho tanti ricordi. Uno tra gli altri fu particolarmente significativo del mio percorso scolastico. Durante una gita, nel tentativo di essere accolto da tanti compagni e di conquistare popolarità, avevo cercato di legarmi a ragazzi più grandi poco studiosi e piuttosto scalmanati. Lei lo comprese immediatamente. Mi prese in disparte e mi fece un discorso che non potrò mai dimenticare che dimostrava quanto mi conoscesse davvero e quanto mi seguisse con affetto e attenzione. Fu un richiamo fermo, ma colmo di cura, che mi aiutò in pochi giorni a ritrovare me stesso. I compagni, scherzando, dicevano che fossi il suo preferito. In realtà la Morà non faceva differenze: trattava ciascuno nel modo più appropriato al suo carattere e alle sue inclinazioni. Negli anni lho sempre rivista e salutata con affetto, e lei ricambiava con lo stesso amore. Uno degli ultimi ricordi che ho di lei risale ad un Limud al Tempio Bet Michael. Presi mio figlio ancora piccolo e glielo presentai. Lei mi disse: “È uguale a te”. Rimasi stupito, perché la sua vista era ormai molto compromessa, e risposi: Mi assomiglia tanto di aspetto?”. Ma lei replicò: Non nellaspetto, ma nello studio e nel carattere”. Ancora una volta aveva dimostrato di saper riconoscere un bambino a fondo, cogliendone lessenza anche da piccoli segni. Nella Parashà che si legge nello Shabbat del suo anniversario viene narrata la Cantica delle donne: la profetessa Miriam, dopo che il Popolo di Israele attraversò miracolosamente il Mar Rosso e gli egiziani furono inghiottiti dalle acque, prese uno strumento e intonò una cantica di lode. I nostri Maestri ci insegnano che quella cantica fu una profonda profezia e una potente lode ad Hashem. In questa immagine sento riflessa anche la Morà Tina zl: una donna capace di guidare, ispirare e dare voce alla fede e allo studio con forza e delicatezza insieme. Sento profondamente la sua mancanza perché è stata per me e per tanti studenti una guida autorevole e al tempo stesso materna. Il suo insegnamento continua a vivere in chi ha avuto il privilegio di incontrarla. Sia il Suo ricordo di benedizione.

    – Avv. Alessandro Luzon, Vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma

     

    Il compito di educare il Popolo Ebraico

    Il grande viaggio del popolo ebraico inizia coi capitoli 12 e 13 di Shemot. A Moshé e Aharon vengono date le prime mitzwot di cui il popolo ha bisogno per iniziare il viaggio. Bene, in questi due capitoli per ben tre volte ci viene detto come educare i nostri figli. L’educazione è un ingrediente fondamentale per la nascita, il presente e il futuro del popolo ebraico. Lo è da quando gli ebrei sono diventati un popolo, ma lo era già per Avraham avinu. Sono stato un allievo della Morà Tina alle medie, un periodo difficile per ogni bambino che si fa ragazzo e quindi cruciale per la sua crescita. Coniugare profondità, amore per gli allievi e la necessaria risolutezza è virtù di pochi insegnanti. Lei ci è riuscita.

    Difficile dire in poche righe il segno che mi ha lasciato. Avrei bisogno di molto spazio. Ma, se devo scegliere, non ho dubbi: l’amore per lo studio. Un suo lascito che mi accompagna in ogni cosa che faccio ancora oggi. Yehi zikhrà baruch.

    Rav Gadi Piperno, Rabbino Capo di Firenze

     

    Una Morà autorevole ma comprensiva

    Mi ricordo la Morà Tina Baranes con tanto affetto e stima. Ne avevo timore e rispetto perché pretendeva molto in classe, ma aveva sempre una parola dolce e comprensiva per tutti. È stata una brava insegnante che porterò sempre con me.

    Lois Di Veroli, insegnante di sostegno presso il liceo Renzo Levi

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