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    ISRAELE

    Riapre il valico di Rafah fra Gaza e l’Egitto

    Il primo passo della seconda fase
    Dopo quasi due anni di chiusura, ieri è stato riaperto il valico di Rafah, il solo che congiunge la Striscia di Gaza all’Egitto. Israele l’aveva conquistato il 7 maggio 2024, dopo un’operazione a lungo ritardata per l’opposizione europea e dell’amministrazione Biden, oltre che dello stesso Egitto. È un fatto significativo perché si tratta del primo atto ufficiale della cosiddetta seconda fase dell’accordo Trump e Israele aveva ricevuto forti pressioni per realizzarlo nonostante le continue violazioni della tregua da parte di Hamas. Netanyahu aveva resistito fino al ritorno della salma dell’ultimo rapito e poi aveva provato a dilazionare ancora l’apertura fino a che non si fosse realizzato il disarmo di Hamas, che è la condizione fondamentale per la normalizzazione della vita a Gaza, come previsto dall’accordo. Hamas continua a proclamare di non volersi affatto lasciar togliere le armi e inventa trucchi per continuare a gestire Gaza, per esempio proclamando, come ha fatto sempre lunedì, la sua disponibilità a cedere l’amministrazione a una commissione “tecnocratica” che in sostanza resterebbe sotto il suo controllo. Ma per Trump l’apertura del confine è un segnale di successo da usare nei confronti dei suoi interlocutori arabi e Israele deve sempre stare molto attento a non scontrarsi frontalmente con gli Usa e in particolare con il suo presidente su questioni di dettaglio, mirando a far valere la propria ragionevolezza e flessibilità per ottenere risposte adeguate sulle questioni davvero decisive e quindi ha ceduto su questo punto.

    Un’apertura limitata
    L’apertura del valico è in realtà solo simbolica. Da Rafah per il momento non passeranno automezzi, né tanto meno i grandi camion dei rifornimenti, ma solo persone a piedi, tutte originarie di Gaza, e in numero limitato: 150 in uscita dalla Striscia e 50 in direzione opposta, in un intervallo temporale altrettanto ristretto, dalle 9 di mattina alle 3 del pomeriggio. Il valico sarà gestito in presenza dalla Missione di Assistenza alle Frontiere dell’Unione Europea (EUBAM) in coordinamento con le autorità egiziane.

    Gli elenchi degli ammessi al passaggio
    Secondo il meccanismo concordato, l’Egitto presenterà quotidianamente alla Missione Europea e agli israeliani un elenco di 50 residenti che chiedono di entrare a Gaza, perlopiù malati che sono stati curati all’estero e loro accompagnatori. Dopo i controlli di sicurezza israeliani, le persone autorizzate saranno autorizzate a passare il valico il giorno successivo. Contemporaneamente, la missione europea comunicherà all’Egitto l’elenco approvato da Israele di 150 residenti di Gaza (probabilmente solo della parte sotto controllo israeliano) che richiedono di uscire dalla Striscia, indicando le loro destinazioni previste. Le autorità egiziane approveranno o respingeranno le richieste, che prima saranno state vagliate dalle agenzie di sicurezza di Israele per evitare che vi siano terroristi ricercati.

    Come funziona il passaggio
    Presso un centro di controllo chiamato “Regavim”, appena costruito a questo scopo, le forze di sicurezza israeliane verificano che le identità degli entranti corrispondano alle liste approvate da Israele ed effettuano ispezioni approfondite dei bagagli e perquisizioni per prevenire il contrabbando di armi o attrezzature non autorizzate. In uscita verso l’Egitto, un sistema tecnologico gestito a distanza dagli organi di sicurezza israeliani consente di impedire il passaggio alle persone che non hanno ricevuto l’autorizzazione, senza richiedere la presenza fisica di forze israeliane. Il valico sul lato di Gaza sarà gestito da rappresentanti locali sotto la supervisione europea. Come si vede, si tratta di un accordo molto prudente sul piano della sicurezza e su numeri molto limitati. Ma esso è significativo proprio perché è un primo passo.

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