
Si è spenta all’età di 102 anni Yocheved Gold, sopravvissuta alla Shoah e testimone di una storia di resilienza, che attraversa alcuni dei momenti più bui del Novecento. Gold riuscì a sopravvivere alla Notte dei Cristalli, alla Shoah, alla Guerra d’Indipendenza d’Israele e all’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.
Nata nel 1923 a Halberstadt, in Germania, era figlia del rabbino Aharon Neuwirth e di Sara Bamberger, discendente di una stirpe di importanti rabbini tedeschi del XIX secolo. Fin da giovanissima fu testimone diretta del crescente antisemitismo nazista: nel 1933, mentre camminava con la madre, vide le vetrine dei negozi di ebrei distrutte e imbrattate dalla scritta “Juden”. Cinque anni dopo assistette alla distruzione delle sinagoghe durante la Notte dei Cristalli.
Nell’agosto del 1936, a soli 13 anni, riuscì a entrare nello Stadio Olimpico di Berlino per vedere la cerimonia di apertura dei Giochi. In quell’occasione, le fu chiesto di unirsi agli altri bambini che portavano i fiori a Hitler. Si rifiutò. “Lo vidi faccia a faccia – ricordò in seguito, come riporta il Jewish Chronicle – e avevo un po’ paura che io, in quanto ebrea, potessi regalare dei fiori a Hitler. Dissi di no”.

Nel 1939, uno dei suoi fratelli fu deportato al campo di sterminio di Auschwitz, dove venne ucciso. I genitori riuscirono a fuggire nei Paesi Bassi, mentre Yocheved rimase in Germania, in attesa di ottenere il permesso per emigrare in Israele. A 16 anni riuscì a raggiungere Haifa, nella Palestina sotto mandato britannico.
Per un periodo mantenne la corrispondenza con i suoi genitori fino all’ultimo anno di guerra, quando si interruppe bruscamente. “Ero certa che fossero stati uccisi”, disse anni dopo. Invece, miracolosamente, i genitori sopravvissero alla guerra e alla Shoah.
Secondo i racconti della stessa Gold, raccolti nel libro ‘Shemirat Shabbat Kehilchata’, scritto da suo fratello, il rabbino Yehoshua Neuwirth, la loro salvezza fu legata a una serie di eventi fortuiti: come quando suo padre evitò di assumere un farmaco durante lo Shabbat. La sostanza si rivelò poi essere veleno per topi.
Gold visse il resto della sua vita in Israele. Studiò economia a Gerusalemme e fu tra i fondatori del kibbutz Sa’ad, vicino al confine con Gaza. Nel 1942 sposò Shmuel Gold, un altro pioniere della comunità. Per decenni ha lavorato nel kibbutz, ricoprendo incarichi organizzativi e amministrativi prima di essere nominata infermiera, ruolo che svolse per 40 anni.
Testimone di tutti i conflitti israeliani fin dalla fondazione della Stato ebraico, sopravvisse anche all’attacco del 7 ottobre 2023. Trascorse 30 ore in una stanza di sicurezza con suo figlio. Successivamente, fu trasferita in un hotel vicino al Mar Morto.
Tuttavia, era fermamente convinta di voler tornare nel suo amato kibbutz. “Non sono disposta a morire in un hotel. – disse alla sua famiglia – Riportatemi a casa”. Tornò a Sa’ad all’età di 100 anni, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.













