
Mentre le nevi delle Alpi italiane si preparano ad accogliere atleti da tutto il mondo per i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, una delegazione determinata si appresta a vivere la sua avventura olimpica. Una compagine di nove atleti e un paralimpico volerà dall’altra parte del Mediterraneo per rappresentare Israele, paese dal clima tendenzialmente mite e senza tradizione nei grandi sport sulla neve.
La delegazione israeliana non ha ambizioni da podio: l’obiettivo dichiarato è fare storia, battere record nazionali personali e portare con orgoglio la bandiera dello Stato ebraico sulle piste da sci, di bob e sul ghiaccio. Mai, infatti, Israele ha conquistato una medaglia alle Olimpiadi Invernali, e il bottino totale di medaglie olimpiche resta confinato all’estate. A guidare la spedizione c’è Mariia Seniuk, scelta come portabandiera alla cerimonia di apertura, che punta a superarsi nella disciplina del pattinaggio artistico La 20enne, nata in Russia ma trasferitasi in Israele da bambina, ha scalato le classifiche nazionali e punta ad avanzare dalla short program alla prova libera.
Tra gli occhi più curiosi della stampa ci sono poi gli atleti che competono su neve e ghiaccio con storie fuori dall’ordinario. I fratelli Barnabás e Noa Szőllős, sciatori alpini di origini ungheresi, tornano alle Olimpiadi dopo la loro prima esperienza a Beijing 2022, dove Barnabás aveva ottenuto il miglior piazzamento nella storia israeliana nello sci combinato con un sesto posto. Noa, giovane promessa della velocità, ha già scritto il proprio nome nella storia nazionale conquistando punti in Coppa del Mondo. Novità assoluta per Israele è poi la presenza di Attila Mihály Kertész, che farà il suo esordio come primo fondista israeliano in una gara olimpica di sci di fondo disciplina di resistenza pura. Anche dietro questa partecipazione c’è una storia personale di tenacia: la lunga strada verso la cittadinanza israeliana e l’impegno nel portare lo sport della neve a una nazione assetata di nuovi orizzonti.
Non meno significativa la presenza di Jared Firestone nello skeleton, sport dove l’atleta statunitense naturalizzato ha dovuto superare infortuni e ostacoli qualificativi prima di assicurarsi il posto a Milano-Cortina. Infine, a completare la rappresentanza israeliana, il ritorno di Sheina Vaspi nello slalom gigante paralimpico – portabandiera di una categoria che racconta storie di determinazione oltre ogni limite. In un’edizione dei Giochi che vede oltre 90 nazioni confrontarsi sulle nevi e sui ghiacciai tra Lombardia, Veneto e Trentino, la presenza israeliana non passa inosservata. In un clima internazionale segnato da tensioni geopolitiche, la delegazione è decisa a puntare tutto sulla sportività, sull’unità e sul valore simbolico del gesto di competere.












