
Virginia Tedeschi Treves, conosciuta dal grande pubblico con lo pseudonimo di Cordelia, è stata una scrittrice, giornalista, imprenditrice editoriale e attivista per i diritti delle donne, nonché una delle figure femminili più affascinanti e complesse del passaggio tra Ottocento e Novecento.
A lei sarà dedicata la lezione di lunedì 9 febbraio all’interno del corso promosso dall’ASCER Un’identità in bilico, volto a indagare le traiettorie dell’identità ebraica nella modernità italiana.
Nata a Verona nel 1849 da una famiglia ebraica colta e agiata, Virginia Tedeschi cresce in un ambiente sensibile alle lettere e all’educazione. Il padre, legato al mondo dell’editoria, le garantisce una formazione privata di alto livello tanto da avere tra i suoi maestri Erminia Fuà Fusinato, protagonista dell’istruzione femminile risorgimentale. Questo retroterra culturale, insieme alla tradizione ebraica dell’apprendimento e della responsabilità sociale, segna profondamente il suo percorso.
Il matrimonio con Giuseppe Treves la porta a Milano, nel cuore del più importante sistema editoriale italiano del tempo. La casa editrice Fratelli Treves, guidata da Giuseppe e suo fratello Emilio, diventa il centro di una fitta rete di autori e intellettuali. Virginia non resta ai margini, comincia a intrecciare relazioni culturali, contribuisce allo sviluppo delle collane e delle riviste, apre salotti letterari nella casa milanese e nella villa sul Lago Maggiore. Attorno a lei gravitano scrittori e scrittrici come Ada Negri, Matilde Serao, Verga, D’Annunzio, Boito. La sua presenza è insieme mondana e operativa. Infatti, con lo pseudonimo di Cordelia (in omaggio al personaggio shakespeariano di Re Lear) costruisce una vasta produzione narrativa e saggistica. Dirige periodici di moda e costume che diventano strumenti di educazione civile femminile. Tra questi spicca «Margherita», stampata nell’edizione sia economica che di lusso, dove eleganza, istruzione, salute, gestione domestica e lavoro femminile convivono in un modello nuovo di donna colta e socialmente attiva, trasformandosi in un mezzo di formazione per il “gentil sesso”.
Contestualmente, la sua produzione letteraria evolve nel tempo. Se ne Il regno della donna (1879), Cordelia valorizza la centralità domestica femminile, già pochi anni dopo si apre a temi più avanzati come la crisi del matrimonio, l’ipotesi di divorzio, il diritto all’istruzione e la dignità del lavoro. Con Le donne che lavorano (1916), pubblicato poco prima della morte, afferma con chiarezza che il lavoro non è solo necessità ma possibilità di autorealizzazione, dando voce a una posizione pionieristica per la borghesia del tempo.
Accanto a questa produzione, sviluppa un importante filone di letteratura per l’infanzia e dirige giornali illustrati per ragazzi, contribuendo alla diffusione di autori come Salgari e Stevenson. Anche qui l’obiettivo è educativo, formare cittadini e cittadine della nuova Italia unita con principi e valori di responsabilità civica.
Ma la sua attività non resta sulla pagina. Virginia Tedeschi Treves partecipa attivamente al movimento emancipazionista entrando nell’Unione Femminile milanese, aderisce all’Associazione Pro suffragio femminile e promuovendo iniziative culturali e formative come il Lyceum femminile di Milano. In questo attivismo si coglie il legame tra pensiero ebraico, etica della responsabilità e costruzione di una coscienza civile moderna. Come altre donne israelite della borghesia colta (da Sarina Nathan, paradigma dell’impegno civile ebraico nell’età post-risorgimentale, a Cesira Levi protagonista del dibattito sull’emancipazione femminile) interpreta la conquista dei diritti come parte di un più ampio processo di giustizia sociale, trasformando la tradizionale pratica della beneficenza in progettualità competente e in autentica azione politica.
Virginia Tedeschi Treves muore a Milano nel 1916 ed è sepolta nel riparto ebraico del Cimitero Monumentale, accanto al marito, nell’edicola di famiglia da lei stessa commissionata.
La lezione del 9 febbraio offrirà un ritratto vivo di questa protagonista, restituendone la voce e la forza innovativa di una donna che, tra editoria, letteratura e impegno civile, ha contribuito a ridefinire il ruolo femminile nell’Italia moderna.













