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    ITALIA

    Rifiutato perché israeliano: chef escluso da una scuola di pizza

    Un sogno infranto, quello di un giovane chef israeliano. Jonathan, 23 anni, che ha chiesto di non pubblicare il suo nome completo, si è visto respingere la richiesta di partecipare a un corso di formazione di otto settimane da parte di una prestigiosa scuola di pizza, la Pizza Italian Academy.
    Il motivo? È israeliano, proviene da un Paese che “occupa illegalmente il territorio palestinese da 80 anni e commette un genocidio”. Lo riporta Ynet. L’accademia ha affermato di sostenere la Palestina e ha detto al ragazzo che lui, come tutti gli israeliani, “dovrebbe vergognarsi”.
    Jonathan, chef e ristoratore professionista, si è specializzato nella pizza napoletana da sette anni ed è profondamente coinvolto nel settore. Il suo sogno era studiare la pizza romana a livello professionale. Durante la ricerca delle principali istituzioni in Italia, Jonathan ha trovato quella che ha descritto come la scuola più raccomandata del settore, che offre un diploma internazionale di pizzaiolo riconosciuto in tutto il mondo.
    Parlando con Ynet, il giovane ha affermato che il rifiuto di accettarlo solo perché israeliano lo ha scioccato, sostenendo di “voler studiare pizza, non parlare di guerra”. “Due dei miei più cari amici dell’esercito sono stati assassinati il 7 ottobre e leggere accuse secondo cui i soldati dell’IDF sono assassini è devastante” – ha detto a Ynet – “Nel momento in cui ha saputo che ero israeliano, il mio interlocutore ha visto nero. Non ha voluto sapere nient’altro di me”. “Il mio sogno di studiare lì è stato distrutto, ma verrò comunque a Roma. Studierò da un’altra parte” ha detto Jonathan.
    Jonathan ha quindi presentato denuncia all’ambasciata israeliana e a un’organizzazione italiana che combatte la discriminazione. L’ambasciata ha condannato l’episodio, offrendo assistenza legale e supporto per trovare un’altra scuola.
    In una nota ufficiale, la Pizza Italian Academy ha respinto le accuse di discriminazione religiosa ed etnica, sostenendo di basare la sua attività “su valori etici e umanitari”. “Tuttavia – si legge nella nota – sosteniamo apertamente la causa palestinese e la protezione della popolazione civile palestinese “. “Per ragioni etiche, abbiamo deciso di non collaborare o di non ammettere allo studio persone che siano membri attivi delle Forze di Difesa Israeliane o direttamente coinvolti nell’attuale conflitto”.

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