
Portare Israele in Italia, senza rinunciare né all’eccellenza accademica né all’identità ebraica, è possibile. Il Liceo Tichon Chaya Mushka, con Bagrut israeliana delle Scuole del Merkos L’Inyonei Chinuch a Milano, è una realtà educativa che da oltre dodici anni accoglie studenti provenienti da tutta Europa e oltre, diventando un punto di riferimento unico nel suo genere.
Non si tratta di un semplice liceo ebraico, ma del primo istituto al mondo al di fuori di Israele autorizzato dal Ministero dell’Istruzione israeliano a far conseguire la Bagrut, l’esame di maturità israeliano. Un risultato che nasce da una visione chiara e da una collaborazione costante tra Italia e Israele.
“L’idea era evidente fin dall’inizio: offrire un percorso di studi serio dal punto di vista accademico, pienamente riconosciuto, e allo stesso tempo coerente con l’identità della nostra scuola”, spiega Rav Igal Hazan, direttore dell’istituto. “Per i primi due anni di vita il nostro liceo è stato considerato come uno privato: solo dopo abbiamo scelto di portare il programma israeliano in Italia, senza compromessi.”
Il percorso formativo si svolge interamente in lingua ebraica, affiancato dall’inglese. Le materie di studio comprendono, accanto a matematica, fisica, lingue straniere ed altro, un solido insegnamento di Torà, Halachà, storia e società israeliana. Gli esami di maturità si tengono nella sede della scuola, nello stesso giorno e alla stessa ora in cui si svolgono in Israele, e il diploma viene rilasciato direttamente dal Ministero israeliano.
Inizialmente, il progetto nasce come liceo paritario e femminile. Molte famiglie, infatti, erano costrette a mandare le figlie all’estero dopo la terza media, per mancanza di un’offerta liceale che coniugasse studi superiori e formazione ebraica. “Volevamo evitare che le ragazze dovessero lasciare il Paese così giovani”, spiega la Morah Rivki Hazan, direttrice del liceo. Con il tempo, l’istituto si è ampliato anche ai ragazzi, mantenendo percorsi, spazi separati e indirizzi di studio differenziati.
Oggi il liceo accoglie studenti da Milano, Francia, Svizzera, Stati Uniti, Russia, Moldavia e altri Paesi europei. “Avere studenti provenienti da culture diverse è una sfida quotidiana, ma anche una grande ricchezza in quanto aiuta i ragazzi a confrontarsi ed a pensare in modo più ampio”, sottolinea Rav Hazan.
Accanto allo studio, grande spazio è riservato ai valori. Le attività di volontariato fanno parte integrante del percorso scolastico: dalla visita alle case di riposo, al sostegno ai compagni in difficoltà, fino all’impegno nelle sinagoghe. “I valori ebraici non sono un’aggiunta al programma”, spiega la direttrice Hamutal, “sono parte della formazione tanto quanto le altre materie”.
La Bagrut apre le porte alle università di tutto il mondo, Italia compresa, ma per molti studenti il percorso prosegue naturalmente in Israele. «La maggior parte dei nostri ragazzi sceglie un anno di studio o di formazione in Israele dopo il diploma», racconta Hamutal. «Molti poi restano per l’università».
Non a caso, l’ex dirigente del Ministero dell’Istruzione israeliano Moshe Decalo ha definito questo liceo come la scuola che ha “portato l’aliyah in Italia”, spianando la strada a una generazione di giovani già pronti a costruire il proprio futuro tra Europa e Israele.
Oggi l’orizzonte è quello di un polo educativo europeo per la Bagrut israeliana, capace di attrarre studenti da tutto il continente. Una crescita che non spezza il legame con le proprie origini, ma lo trasforma in una spinta verso il futuro, tra identità condivisa e apertura internazionale.













