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    “Aleph, canzoni yiddish e sefardite”: la musica come ponte tra diverse tradizioni. L’intervista al musicista Gabriele Coen

    Una sola esibizione che mette in scena musica ebraica, yiddish e sefardita. È il concerto “Aleph, canzoni yiddish e sefardite”, un progetto vocale incentrato sull’immediatezza espressiva delle canzoni ebraiche. Si caratterizza per le melodie provenienti dall’Europa Centro-orientale, yiidish appunto, e canzoni sefardite, espressione delle varie comunità del Mediterraneo. Protagonisti saranno Gabriele Coen, Natalino Marchetti, Marco Loddo e Silvia Hernandez Huerta, che si esibiranno domenica 18 settembre alle 21.30 nella cornice delle iniziative romane della Giornata Europea della Cultura Ebraica, nella parte conclusiva della manifestazione.

    Per approfondire l’idea su cui si fonda questo nuovo progetto artistico di Gabriele Coen, Shalom ha intervistato il musicista, che si dedica da trent’anni all’incontro tra jazz e musica etnica, in particolare mediterranea e est-europea.

    “Aleph è una prima, è un progetto nuovo. Dopo anni di musica strumentale, ho deciso di tornare anche a un progetto vocale, utilizzando quindi una cantante” spiega Coen, che approfondisce l’importanza della voce nella musica yiddish e sefardita. “Questo vuole essere il nostro modo per divulgare la cultura ebraica, vogliamo avvicinare più persone possibili, non solo gli addetti ai lavori, a farsi un’idea di cosa possa essere la musica e la cultura ebraica”.

    Il tema di quest’anno della Giornata è “Rinnovamento”, parola chiave anche nella musica di Gabriele Coen. “Il rinnovamento è un po’ la costante della mia vita artistica – sottolinea – Lego la tradizione musicale al linguaggio dell’improvvisazione, ossia il jazz. Quindi mi sento di poter dire che in questo modo svolgo un’opera di rinnovamento della tradizione”.

    Per quanto riguarda questo concerto, “l’idea era proprio questa di rinnovare attraverso l’incontro tra i linguaggi, il linguaggio della tradizione musicale ebraica, nelle sue due varianti principali e l’incontro l’improvvisazione jazzistica in senso ampio”. E proprio nel nome del progetto, Aleph, che simbolicamente si può ritrovare l’incontro tra i diversi generi musicali.

    “Volevamo ricreare questa atmosfera simbolica legata al concetto di numero uno, di unità” afferma il musicista. “Ma l’incontro è anche tra il mondo ebraico e il resto del mondo” aggiunge “e il modo migliore è proprio la Giornata Europea della Cultura Ebraica che consente di far conoscere l’ebraismo nelle sue diverse sfaccettature”.


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