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    Al Museo d’Arte di Tel Aviv due mostre nel segno della resilienza

    Il Museo d’Arte di Tel Aviv ha inaugurato due mostre temporanee ‘Shmini Azeret’ e ‘As a matter of fact’, ampia retrospettiva dedicata all’opera multidisciplinare dell’artista israelo-tedesco Shalom (Siegfried) Sebba, dando così un forte e significativo segnale di resilienza.

    ‘Shmini Azeret’ presenta 31 fotografie che, nelle intenzioni della curatrice Dalit Matatyahu, propongono una interpretazione “della immane tragedia che ha sconvolto la nostra esistenza fisica e mentale la mattina di sabato 7 ottobre. Abbiamo perso la capacità di comprendere l’oscurità che ci ha sopraffatto e siamo rimasti a fissare, impotenti, le cose che accadono davanti ai nostri occhi”.

    Di grande impatto emotivo è la riproposizione di una poesia scritta nel 2012 dal poeta polacco Tadeusz Różewicz incentrata su una conversazione immaginaria tra un figlio e sua madre e sulla capacità di incapsulare e scandagliare “la cosa chiamata vita”. A ciascuna delle 31 immagini è assegnata una parola ebraica della poesia come è apparsa sul quotidiano Haaretz, la stessa parola compare come sovrastampa sulla fotografia. Nella mostra, la sequenza poetica e visiva è resa in un filo lungo, troppo lungo, in linea con il tempo e con la capacità di contenere l’orrore, il dolore e l’anticipazione di ciò che accadrà. 

    Di tutt’altro tenore la mostra di Shalom Sebba. Nato nel 1897 a Tilsit in Prussia, l’artista nel 1911 si trasferì con la madre a Konigsberg. Durante la I Guerra Mondiale svolse il servizio militare per poi trasferirsi a Berlino negli anni ‘20. Per oltre un decennio compì lunghi viaggi in Indonesia, Finlandia, Nord Africa e nel deserto nubiano, pubblicò sul Frankfurt Zeitung le prime opere che risentono dell’influenza dell’arte espressionista tedesca, con approfondimenti accanto alle immagini. All’inizio degli anni ’30 progettò scenografie teatrali a Darmstadt, nel 1933, dopo l’ascesa al potere del partito nazista, lasciò la Germania per la Svizzera e la Svezia, nel 1936 emigrò nella Palestina Mandataria e si stabilì a Giv’atayim realizzando dipinti e ritratti a tema cubista con soggetti tratti dalla Bibbia. Dal 1947 studiò i problemi ottici della nuova teoria dell’oggettività, in cui costruì aree su piani geometrici che incorporavano illusioni presentando nuove vedute di oggetti nello spazio. Morì nel 1975 in Germania, dove viveva dal 1963.

    ‘As a matter of fact’ ripercorre e svela tutta la vita di Sebba, ogni opera racconta una fase dell’artista: dalla Germania tra le due guerre, al giovane Stato d’Israele, al ritorno in Germania.

    Sebbene sia conosciuto prevalentemente come pittore, l’arte di Sebba è stata poliedrica, improntata sulla sua vasta conoscenza, sulla radicata familiarità con le scenografie teatrali, sulla realizzazione di oggetti decorativi in rame e sulla collaborazione con architetti per monumentali opere d’arte murali in luoghi pubblici.

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