
Conosciuto soprattutto per la celeberrima fotografia V-J Day in Times Square, in cui un marinaio bacia un’infermiera in mezzo a una folla festante a New York al termine della II Guerra Mondiale, Alfred Eisenstaedt è il protagonista, fino al 21 settembre, di una grande mostra negli spazi di Camera- Centro Italiano per la Fotografia di Torino. Un’esposizione inedita – a trent’anni dalla morte del fotografo e a venticinque dall’ultima mostra in Italia – capace di riportarne alla luce il talento poliedrico e in continua evoluzione, ripercorrendo la sua carriera come fotografo per la rivista “Life” e la sua capacità unica di raccontare il mondo con sguardo ironico e poetico.

Un marinaio bacia un’infermiera durante i festeggiamenti per la
vittoria sul Giappone a Times Square
New York City, 14 agosto 1945
© Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock
A ottant’anni dalla realizzazione del celebre scatto a Times Square, l’esposizione, curata da Monica Poggi, ripercorre tutto l’arco della sua produzione, presentando una selezione di 170 immagini, molte delle quali mai esposte, a partire dalle prime fotografie realizzate in Germania negli anni Trenta. Lavori che lo portarono a consolidarsi come foto reporter e a ricevere le prime commissioni in Europa, seguite da quelle ricevute negli Stati Uniti del boom economico e nel Giappone post-nucleare. Un percorso di successo, che si concluderà negli anni Ottanta con altri scatti sui personaggi dello spettacolo e della politica.
Nato nel 1898 a Dirschau, nella Prussia Occidentale, oggi Polonia, Eisenstaedt ha un primo approccio casuale con la fotografia durante l’adolescenza, quando uno zio gli regala una Eastman Kodak Nr. 3 che lo accompagnerà durante tutti gli anni di studio. Abbandonato il mezzo fotografico allo scoppio della I Guerra Mondiale, lo riprende al ritorno dal fronte, e quello che inizialmente sembra un passatempo diventa presto, pur senza troppa consapevolezza, una carriera.
Tra i diversi eventi politici che documenta si ricorda in particolare l’ascesa del nazifascismo – è suo un potente ritratto di Joseph Goebbels del 1933 che guarda in macchina con un’espressione truce e inquietante – e il primo storico incontro fra Mussolini e Hitler a Venezia nel 1934. Nel 1935, per fuggire alle leggi razziali, Eisenstaedt emigra negli Stati Uniti e nel 1936 inizia a collaborare con la celebre rivista americana “Life”per la quale firmerà alcuni dei suoi servizi più conosciuti. Maturato nella grande tradizione giornalistica del vecchio continente, il suo stile muta progressivamente, passando alla documentazione del veloce progresso della società americana. Abbandona la fotografia pittorica per dare spazio alla società in fermento, osservata con sguardo disincantato: i suoi scatti diventano così dinamici, mossi, con dettagli fuori fuoco e con protagonisti provenienti dalle strade di New York. Nell’arco della sua lunga carriera nella redazione di “Life”, Eisenstaedt pubblica più di 2500 servizi e oltre 90 copertine.
A differenza di importanti fotografi dell’epoca e punti di riferimento nel mondo della fotografia Eisenstaedt non documenta la guerra ma ritrae le ragioni e le conseguenze generate nelle società, raccontandone il declino e la rinascita. Il fotografo realizza anche servizi per raccontare le conseguenze dei conflitti in diversi paesi, come l’Etiopia ripresa prima e dopo l’invasione imperialista italiana, il Giappone dove l’imperatore Hirohito in abiti civili osserva le rovine lasciate dallo scoppio delle due bombe atomiche e Israele fotografato all’indomani della sua nascita.
Quella di Camera è dunque una preziosa riscoperta di un maestro della fotografia, proposta attraverso gli scatti più famosi e quelli meno noti, che rivelanotutte le sfaccettature della sua opera: non uno ma tanti Alfred Eisenstaedt.

corte”, mangia un hamburger a pranzo con l’attore Basil Rathbone
nel grande spaccio dei Paramount Studios durante una giornata di
riprese
Hollywood, California, 13 dicembre 1954
© Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock