
Con Cecilia e la casa segreta, Rai Kids prosegue il suo percorso di narrazione della Shoah rivolto a ragazzi e famiglie, scegliendo ancora una volta la strada della fiction breve come strumento educativo. Il cortometraggio, prodotto da Stand By Me, si inserisce nella linea editoriale già tracciata da La cartolina di Elena e L’anello ritrovato, confermando un progetto coerente che punta a trasformare la memoria storica in esperienza narrativa.
Ambientato nella Torino contemporanea, il film costruisce un meccanismo di scoperta progressiva: una lettera ritrovata casualmente diventa il punto di partenza per un viaggio nel passato, che porta i due protagonisti, Cecilia e David, a ricostruire una vicenda realmente accaduta durante l’occupazione nazista. La vicenda narrata è ispirata alla storia vera della famiglia Molho di Magenta, in Lombardia. Dopo l’emanazione dell’ordinanza Buffarini Guidi del novembre 1943, che disponeva l’arresto e la deportazione degli ebrei nella Repubblica Sociale Italiana, i Molho trovarono rifugio grazie all’aiuto di alcuni dipendenti della loro fabbrica. Questi costruirono una stanza murata all’interno dello stabilimento Molho & C., permettendo alla famiglia di rimanere nascosta per circa un anno e mezzo, fino alla Liberazione nell’aprile 1945.
Tra le figure centrali di questa storia c’è Dina Cerioli, che all’epoca aveva solo diciotto anni e che fornì assistenza costante alla famiglia durante il periodo di clandestinità. Nel 1997 Dina e gli altri collaboratori furono riconosciuti dallo Yad Vashem come “Giusti tra le Nazioni”. La memoria di questo episodio è oggi ricordata anche da un monumento a Magenta.
In un contesto in cui il Giorno della Memoria rischia spesso di scivolare nella ritualità, Cecilia e la casa segreta dimostra che è ancora possibile parlare di Shoah ai più giovani con linguaggi nuovi, senza perdere rigore storico né forza etica. Un prodotto pensato per la televisione educativa, ma che merita attenzione anche da parte di un pubblico adulto.
Gli inserti animati svolgono una funzione chiarificatrice, soprattutto per il pubblico più giovane, aiutando a contestualizzare storicamente i passaggi chiave senza interrompere il flusso narrativo. Anche la recitazione dei due protagonisti, Mariandrea Cesari e Liam Nicolosi, è misurata e credibile, lontana da stereotipi adolescenziali.
Non tutto viene approfondito ma il racconto apre spazi di riflessione, stimola domande, invita alla ricerca autonoma. Ed è probabilmente questo il risultato più significativo: trasformare la memoria in un punto di partenza, non in un punto di arrivo.













