Skip to main content

Scarico l’ultimo numero

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    Dietro le tele di Shtisel: il vero artista dei dipinti di Akiva

    Dietro ai ritratti, ai dipinti, alle opere del personaggio Akiva nella serie di successo “Shtisel” su Netflix, c’è un vero artista. Ed è facile da immaginare vista l’imponenza, la profondità e la bellezza dei quadri dipinti, nella finzione, dal giovane Shtisel alle prese con un passato difficile e incombente e le sfide del quotidiano. Opere che nel corso delle stagioni sono diventare, a loro modo, vere e proprio protagoniste della serie.

     

    Dietro alle tele di Akiva c’è Alex Tubis, artista israeliano di 43 anni. Lo ha intervistato il JewishBoston a cui ha rivelato tutti i segreti di questa straordinaria collaborazione tra l’arte di dipingere e il mondo delle serie tv. Tubis, al primo incontro con l’ideatore e cosceneggiatore di Shtisel Ori Elon era un po’ scontento, e convinto di dover lavorare per una produzione indipendente di giovani a basso budget. E anche quando ha appreso i dettagli del lavoro non era convinto: «A quel tempo, non pensavo di avere uno stile distinto – ha spiegato Tubis al JewishBoston – . Non faccio arte concettuale; i miei dipinti sono realistici piuttosto che iperrealistici, il che è di moda. Non mi piacciono i dipinti che sembrano fotografie». Le riflessioni dell’artista, che suonano meglio come manifesto, hanno aperto un dialogo, un confronto costante con Elon, per trovare compromessi e soluzioni per il piccolo schermo nel rispetto del segno autoriale.

     

    D’altra parte la formazione di Tubis, nato a Mosca, rimanda alle opere degli impressionisti, a Paul Gauguin e Wassily Kandinsky. «Avevo 10 anni, e vedere quei dipinti in una mostra in Russia è stato come un miracolo». Da giovanissimo assieme alla sua famiglia, Tubis lasciava la Russia per andare a vivere in Israele, a Rishon LeZion, da dove poi si sposta per frequentare l’Accademia d’Arte Bezalel, a Gerusalemme.

     

    Le tele dell’artista fanno il loro debutto nella seconda stagione di Shtisel. Lui si rifiuta di leggere la sceneggiatura prima di dipingere, sta ad Elon raccontargli la storia, così lui compone, dipinge. Nel confronto artista sceneggiatore non sono mancati gli intoppi: Nel famoso ritratto della moglie di Akiva, Libbi, che nella terza stagione ha un ruolo di primo piano,  Elon voleva che la donna sorridesse. «La prima cosa che dico ai miei studenti quando dipingono un ritratto è di non dipingere il soggetto sorridendo – ha detto perentorio Tubis –  Un sorriso può funzionare in fotografia, ma la pittura ha un tempo tutto suo». Alla fine il compromesso:  «un sorriso amorevole e triste». Per il nuovo personaggio femminile della terza stagione, ovvero Racheli, Tubis ha scelto un ritratto circondato dalle fiamme. «Il fuoco è Libbi. E Racheli è il nuovo amore nel mezzo di quel bagliore».

     

    Per dare autenticità al racconto, l’attore che interpreta Akiva, Michael Aloni, ha trascorso del tempo nello studio di Tubis. Nelle sue prime lezioni, Aloni ha imparato a tenere una tavolozza in mano, e a posizionare i suoi soggetti. Poi è tornato per gli approfondimenti.  «La prima volta che è venuto da me come studente, ho visto che mi guardava nello stesso modo in cui guardo i miei soggetti quando dipingo. Mi ha detto di aver visto molte somiglianze tra la storia di Akiva e la mia».

     

    Tubis spiega di aver portato sul set l’esperienza con i suoi studenti Haredi, ultraortodossi, della Bezalel. Le donne nei suoi corsi seguono una serie completa di lezioni di studi religiosi al mattino e poi frequentano altre sue sessioni di comunicazione visiva nel pomeriggio. Il suo contatto con gli Haredi era stato ridotto ai minimi termini fino a quando non ha insegnato alle giovani donne.

     

    «Non avevo alcun legame effettivo con gli Haredi – ha detto-. Ma ho imparato che quando non conosci le persone, pensi che siano tutte uguali. È così che si forma il razzismo. La cosa che mi ha sorpreso di più è stata la gamma di ortodossia all’interno della comunità Haredi. Ho insegnato a molte di queste donne per quattro anni e durante la nostra ultima lezione su Zoom, mi sono emozionato. Ho detto loro che le amavo e, come insegnante, è stato molto triste per me separarmi da loro».

    CONDIVIDI SU: