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    I resistenti ebrei d’Italia – Volti, storie e identità

     “Il 25 aprile rappresenta la data fondativa della nostra democrazia, oltre che di ricomposizione dell’unità nazionale. Una data in cui il popolo e le Forze Alleate liberarono la nostra Patria dal giogo imposto dal nazifascismo. Un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista”. Lo ha ricordato il Capo dello Stato Sergio Mattarella in un discorso che, almeno ci auguriamo, ha messo un argine alle polemiche sulla festa della Liberazione e riportato l’attenzione su ciò che questa giornata rappresenta. Le polemiche e le discussioni che ogni anno si sollevano attorno al 25 aprile ci pongono davanti al rischio di perdere il senso di questa giornata e la capacità di organizzare la memoria, di conoscere la storia, che anche sulla Liberazione d’Italia ha ancora molto da raccontare.

     

    In occasione del 25 aprile il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) pubblica il portale online “Resistenti ebrei d’Italia”, che racchiude oltre duecento storie di uomini e donne che si sono battuti contro il nazifascismo perseguendo i valori della libertà. Si tratta di un primo nucleo di storie che riguardano le azioni resistenziali in Campania, Lazio e Toscana. Ma la ricerca, condotta da Liliana Picciotto assieme ad un team di ricercatori, trova le sue radici nella nascita della Fondazione e punta in futuro a completare il quadro nazionale.

     

    Il sito presenta anche una mostra, che con documenti, podcast ed immagini illustra la storia di dieci personaggi contraddistinti da coraggio e spirito di ribellione. Tra questi Enzo Sereni, Pacifico Di Consiglio, detto Moretto, Giuseppe Levi Cavaglione, Silvia ed Eugenio Elfer. Le loro vicende nascono o passano per Roma.

     

    Levi Cavaglione dopo l’8 settembre del ’43 entra nella Resistenza nella zona dei Castelli romani, dove diventa un punto di riferimento. E’ protagonista di una delle azioni più importanti della Resistenza romana, quella a ponte Sette Luci, sulla ferrovia Roma-Formia, dove viene fatto saltare in aria un treno carico di militari tedeschi. Levi Cavaglione, con la Liberazione, poi prende parte alla vita politica del Paese. I fratelli Elfer, lui fresco di studi in scienze politiche, lei pianista, con l’armistizio trovano rifugio a Cervara, in provincia di Frosinone, poi vanno in Abruzzo dove aderiscono al Raggruppamento Gran Sasso. Aiutano gli alleati, e restano uccisi in diverse circostanze nel febbraio del ’43.

     

    Tra le storie c’è anche quella di Bruno Dell’Ariccia, ebreo di Roma, antifascista della prima ora. Bruno è protagonista di varie azioni e operazioni di Resistenza. Assieme al fratello Ernesto riesce a far sfuggire alcuni carabinieri dall’arresto dei tedeschi. E quando i nazisti chiedono i 50 chili d’oro alla comunità ebraica di Roma in cambio di libertà, Dell’Ariccia dice agli ebrei romani di non farsi convincere, perché è un inganno, un’illusione. Il 16 ottobre del ’43, mentre corre a casa per avvertire i famigliari della retata nazifascista, assiste all’arresto del fratello Manlio, della moglie e dei figli Lello (2 anni) ed Alba (9 mesi).  Dell’Ariccia si unisce al Fronte Militare Clandestino della Resistenza (FMCR) all’ospedale Santo Spirito, dove il fratello Ernesto è vittima di una retata e viene deportato ad Auschwitz. Poi entra nell’intelligence dell’FMCR e conduce importanti operazioni sotto copertura, riuscendo a trasmettere informazioni agli alleati.

     

    «Si tratta di una svolta in relazione all’immagine pubblica degli ebrei nella guerra e nella persecuzione.  – commenta il direttore del CDEC Gadi Luzzatto Voghera – Fino ad oggi è prevalsa l’idea dell’ebreo-vittima. La ricerca storica ha al contrario dimostrato che gli ebrei, dove fu possibile, si opposero al destino della persecuzione e della deportazione, dando vita ad azioni di resistenza che offrono un nuovo sguardo sulle vicende storiche degli anni del conflitto».

     

    Le vicende dei resistenti, nella narrazione che ci consegna il CDEC, restituiscono l’identità degli ebrei italiani e del loro contributo alla Liberazione e alla lotta contro il nazifascismo. E’ una storia che ci ricorda il vero senso del 25 aprile, da cui troppo spesso rischiamo di essere distolti.

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