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    Cultura

    Il Novecento degli ebrei in Italia raccontato nella nuova mostra del MEIS

    Corrado Cagli, Passaggio del Mar Rosso, 1934, olio su tavola, Collezione privata

    Raccontare la secolare presenza ebraica nella penisola italiana non è semplice. Il discorso si fa ancor più complesso se a essere narrate sono le vicende del Novecento, un secolo denso di eventi che hanno segnato in maniera indelebile la nostra storia. Nasce da questa necessità la mostra “Ebrei nel Novecento italiano” inaugurata al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS di Ferrara e visitabile dal 29 marzo al 6 ottobre 2024.
    Il percorso espositivo, a cura dello storico Mario Toscano e dell’editore e divulgatore scientifico Vittorio Bo, ripercorre attraverso documenti, immagini e opere d’arte cento anni di storia italiana, ponendo al centro il concetto di cittadinanza e esplorando le sfide, i dolori e la rinascita degli ebrei d’Italia durante un secolo ricco di mutamenti sociopolitici. “Con questa mostra si raggiunge l’ambizioso obiettivo di raccontare oltre 2000 anni di ininterrotta presenza ebraica nella nostra penisola e si apre un nuovo capitolo: descrivere con incisività e coerenza la contemporaneità, chi sono gli ebrei italiani oggi, quali valori condividono, che speranze nutrono per futuro – spiega a Shalom Amedeo Spagnoletto, Direttore del MEIS –. Una sfida difficile, da perseguire con coerenza, ma anche con l’entusiasmo, che fortunatamente non ci manca. Una nuova pagina da raccontare con la partecipazione di tutti”.

    Macchina da scrivere Remington n. 9 con caratteri ebraici di Cesare Verona Sr. Torino, 1903 metallo e legno, Torino, Associazione Aurea Signa ETS – Museo Officina della Scrittura
    Macchina da scrivere Remington n. 9 con caratteri ebraici di Cesare Verona Sr. Torino, 1903 metallo e legno, Torino, Associazione Aurea Signa ETS – Museo Officina della Scrittura

    Questo viaggio nella storia inizia con la fine dell’800, all’alba di un’Italia nuova e da poco unita, in cui gli ebrei ormai fuori dai ghetti – che avevano soffocato per lungo tempo le loro libertà civili – acquisiscono finalmente lo status di cittadini a pieni diritti. Un periodo nuovo, pieno di speranza per il futuro, caratterizzato da importanti figure politiche come Giuseppe Ottolenghi e Luigi Luzzatti assieme alle singole famiglie le cui storie e tradizioni fanno da eco ad una pagina di storia felice degli ebrei d’Italia.
    “Questa mostra conclude un ciclo per il MEIS. Assieme a Vittorio Bo infatti, co-curatore dell’esposizione, abbiamo deciso di creare un percorso che mettesse al centro il tema della cittadinanza e riflettesse al contempo sull’intero Novecento nelle sue diversificazioni” spiega a Shalom il co-curatore Mario Toscano.

    Corrado Cagli, Graffiti ad Aquisgrana, olio su carta e tela. Ferrara, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Foto di Luca Gavagna, Le immagini
    Corrado Cagli, Graffiti ad Aquisgrana, olio su carta e tela. Ferrara, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Foto di Luca Gavagna, Le immagini

    Si passa poi per il terribile ventennio fascista, rappresentato all’interno dell’esposizione attraverso le tappe cruciali di una delle pagine più nere della storia del Paese.
    “Il fascismo è stato diviso in diverse parti che hanno, a loro volta, una differente incidenza nei confronti dei cittadini ebrei. La prima è quella che abbraccia gli anni venti, dunque la costruzioni dello stato fascista e la fine di tutte le libertà: di associazione, di stampa, di opinione e poi quella religiosa, che era stata un principio cardine dello stato liberale – racconta il Prof. Toscano – Poi abbiamo una parte successiva che arriva fino alla metà inoltrata degli anni trenta in cui cominciano le prime avvisaglie di razzismo e antisemitismo. Nel 1938 il fascismo imboccherà poi definitivamente la politica antisemita. Da qui, si aprono due fasi, quella che dal 1938 arriverà fino al 1943, in cui, dopo la crisi dell’8 settembre, con l’occupazione tedesca, il quadro cambia radicalmente. Questa fase storica termina quando le varie parti d’Italia vengono liberate nel 25 luglio del 1945” prosegue il Prof. Toscano.

    Foto di classe della 5° elementare della scuola ebraica di Cosala, rione di Fiume, ante giugno 1940 (Archivio Fondazione CDEC, Fondo Stern Giulio, inv. 015-010)
    Foto di classe della 5° elementare della scuola ebraica di Cosala, rione di Fiume, ante giugno 1940 (Archivio Fondazione CDEC, Fondo Stern Giulio, inv. 015-010)

    Dalla pagina nera dell’occupazione di Roma, a cui seguirono le deportazioni nei campi di sterminio nazisti, si passa al dramma del post Shoah, l’elaborazione del trauma e la ricostruzione del dopoguerra. “A questo punto, mancano più di cinquant’anni per arrivare alla fine del secolo, costituito da passaggi importanti: sono gli anni dell’Italia repubblicana, della Costituzione, dell’abrogazione delle leggi razziali, dell’alyah Bet e della ricostruzione delle Comunità italiane. Anni densissimi in cui si realizza a poco a poco, con varie tappe, il reinserimento dei cittadini italiani ebrei a pieno titolo nello Stato” continua Toscano.
    La mostra si sviluppa attraverso un viaggio immersivo nella pagine oscure del Novecento, senza rinunciare a raccontare quella ferita mai rimarginata che fu l’attentato alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982. Sale colme di storia, che si succedono nelle sette sezioni della mostra, ricostruendo un quadro ricco di spunti di riflessione sul passato e sul presente degli ebrei italiani.
    Insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, l’esposizione è stata realizzata con il sostegno e patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e il patrocinio della Comunità Ebraica di Ferrara. È stata sostenuta da Intesa Sanpaolo e sponsorizzata dalla Fondazione Guglielmo De Lévy, Avis Provinciale e Comunale Ferrara, TPER, Gruppo Hera, Coop Alleanza 3.0 e Fondazione Bottari Lattes.

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