Skip to main content

Ultimo numero Maggio-Giugno 2024

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    "In Europa ecco di nuovo l’antisemitismo, è il ritorno della nube nera" – Intervista ad Edith Bruck

    Adesso sta scrivendo un libro di poesie. “Non smetterò mai di scrivere. Non faccio altro. – ci dice Edith Bruck – Non smetterò mai neanche di gridare e protestare, e andare nelle scuole a raccontare”. La sua è la voce della testimonianza di una sopravvissuta ad Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen, e di una scrittrice che ha consegnato la sua memoria ai libri e che riesce ad interpretare e a gridare quando i pericoli del nostro tempo ci minacciano. “In Europa sta tornando la nube nera dell’antisemitismo – dice preoccupata – cosa vogliono ricominciare da capo?”. Shaloml’ha intervistata in occasione della presentazione di Il pane perduto(La Nave di Teseo), organizzata dalla Fondazione Museo della Shoah.

    Lei l’antisemitismo lo chiama “la nube nera”. Crede che quello che sta succedendo in Europa debba preoccupare? 

    Io per prima seguo con preoccupazione quello che succede in Italia, Ungheria, Polonia, Francia e in altri paesi. In tutta Europa sta tornando questa nube nera dell’antisemitismo. E’ un fenomeno molto preso alla leggera, interessa soltanto “noi” (ebrei), perché secondo gli altri solo noi dovremmo preoccuparci. Come con le deportazioni, sembra che solo “noi vittime”, dobbiamo raccontare, testimoniare, denunciare. Mentre l’antisemitismo riguarda gli altri, mille volte. Nessuno bada a ciò che sta accadendo in tutto il mondo.  E gli stati non si preoccupano abbastanza seriamente di ciò che avviene. E’ come se l’antisemitismo fosse naturale, perché non è mai stato sradicato. Le mie amiche ungheresi mi parlano di ebrei insultati per strada. Cosa vogliono ricominciare da capo?

    Nelle ultime settimane si è tornato a parlare della Polonia, che con gli atti di antisemitismo diffusi, con la legge sulle restituzioni, e le parole del Primo Ministro Andrzej Duda in cui afferma che il paese non pagherà per i crimini altrui, si assolve da ogni responsabilità. 

    Sono anni che la Polonia nega la storia. Tra le altre testimonianze, ce ne sono alcune di persone che hanno visto con i loro occhi i polacchi costruire Auschwitz. Molti paesi di Europa ancora negano la loro alleanza e la complicità piena al nazismo. E’ molto facile puntare il dito solo sulla Germania, mentre la complicità degli altri fu fondamentale. Viene mistificata e falsificata tutta la storia.

    Tra le nuove forme in cui l’antisemitismo si manifesta c’è quella sul web, che preoccupa molto in Italia. Lei che ha vissuto sulla sua pelle varie forme di questo fenomeno, cosa pensa di ciò che accade sui social network?

    E’ molto pericoloso ciò che accade sul web. Non c’è controllo e passa tutto. Ricordo quando è stata insultata Liliana Segre, ogni insulto ad un’ebrea sopravvissuta mi riguarda, è come se offendessero me. Bisogna controllare e sorvegliare. Il web, in cui tutto sembra permesso, concede la licenza di essere violenti contro gli ebrei. Ed è pericoloso, perché oggi internet è comunicazione usata da tutti. Dovrebbe esserci un controllo, ma questo non c’è. E gli Stati dovrebbero preoccuparsi quanto noi, e produrre leggi su questo tema, anche proibendo manifestazioni di antisemitismo. In Italia ci sono le manifestazioni fasciste, vietate dalla Costituzione, e nessuno bada a questa cosa. C’è troppa condiscendenza, complicità. 

    Dopo l’Italia, adesso anche la Germania le conferisce la Gran Croce al Merito. Mi dica, non le sembra un po’ strano?

    Si, quanto quando papa Francesco è venuto da me a scusarsi. Anche la Germania mi consegna questo riconoscimento perché si sente in colpa. E va bene, perché almeno si sentono in colpa, è già qualcosa. La Germania ha fatto più i conti degli altri con il suo passato in qualche misura, cosa che non hanno fatto altri paesi, come l’Ungheria, la Polonia e anche l’Italia con il fascismo. Ma ricordiamo sempre una cosa, che non può esistere un risarcimento. 

     

    Questa sera presso il cortile di Palazzo Mattei di Giove a Roma, la Fondazione Museo della Shoah presenta la scrittrice Edith Bruck in conversazione con Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La RepubblicaTema della serata è la presentazione dell’ultimo libro della scrittrice, Il pane perduto, edito da La Nave di Teseo e già vincitore del Premio Strega Giovani 2021. L’evento è ad inviti e sarà trasmesso in diretta Facebook sulla pagina della Fondazione Museo della Shoah. 

    CONDIVIDI SU: