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    La potenza di uno scatto: a Gerusalemme in mostra le foto che di una comunità lituana prima della Shoah

    Quanti ricordi sono stati distrutti dalla ferocia nazista? Quanti scatti appartenuti ai momenti felici del passato sono andati persi durante la Shoah? Questo è esattamente ciò che è accaduto alla maggior parte delle foto scattate da Tuvia Yoffe: immagini, storie e racconti di una comunità distrutta dai nazisti. Eppure, grazie all’iniziativa di un residente di Jonava, in Lituania, alcune foto sono state recuperate e sono ora esposte a Gerusalemme. 

    Il fotografo ebreo Tuvia Yoffe aprì lo studio fotografico Union nel 1918 a Jovana, in Lituania. Non solo i residenti della città, ma anche coloro che arrivavano da più lontano si fecero ritrarre da Yoffe. Circa 2.700 ebrei vivevano a Jonava alla vigilia della seconda guerra mondiale. Quando i nazisti invasero la Lituania, 500 uomini ebrei furono immediatamente presi e fucilati a morte in un boschetto vicino. Gli uomini rimasti furono costretti ai lavori forzati fino a quando non furono deportati nel ghetto di Kovno, e solo pochi sopravvissero.

    Jonava fu poi distrutta e rasa al suolo dai nazisti, e non rimase quasi nulla della prospera comunità ebraica, immortalata nelle fotografie scattate da Yoffe nel corso degli anni. Yoffe, insieme a sua moglie e ai loro quattro figli, Miriam, Jacob, Hannah e Batya furono deportati nel ghetto di Kovno, ma riuscirono a fuggire prima che fosse distrutto e furono tra i pochi residenti ebrei sopravvissuti della città.  Dopo la guerra, si stabilirono a Kovno e Tuvia riprese la sua fotografia, ma nel 1949, la famiglia fu esiliata in Siberia dai sovietici dopo che Tuvia fu accusato di possesso di proprietà privata, morì nel 1971. Sebbene la maggior parte delle fotografie prebelliche di Yoffe siano state distrutte, alcune già inviate da Jovana prima dell’invasione nazista sono riuscite a sopravvivere, comprese quelle scattate ai soldati lituani inviati nella regione, che li hanno mandati a casa dalle loro famiglie.

    Sono proprio quegli scatti ad essere esposti ora  a Gerusalemme. Batya Lussos, la figlia di Yoffe, che ora vive in Israele, ha rivelato alla stampa locale di essere particolarmente commossa dall’iniziativa, perché ha avuto l’opportunità di vedere salvato il lavoro di suo padre. 

    “Questa mostra offre qualcosa di estremamente commovente, che mi riporta alle mie radici, quelle che pensavamo di aver perso per sempre” ha detto Batya. “Vedere le foto mi ha riportato ai giorni felici della mia infanzia a Jonava. Molte persone sono state fotografate nello studio di mio padre e, per alcuni, quello è stato l’ultimo ricordo rimasto”. La mostra, che sarà visibile anche a Lod, è stata realizzata grazie all’aiuto di Tzohar LeShorashim – Proof of Judaism ONG, e presenta una collezione di 160 fotografie.

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