Skip to main content

Ultimo numero Marzo-Aprile 2024

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    Le leggi razziali italiane: dalle origini al tragico epilogo

    Pubblichiamo di seguito alcuni estratti tratti dal catalogo della mostra “Italiani di razza ebraica” allestita presso il Museo Ebraico di Roma nel nel 2018. La mostra e il catalogo sono stati curati da Yael Calò e Lia Toaff.

     

    Nel 1935-1936, con la conquista italiana  dell’Etiopia, si palesa la scelta razzista del  Regime.  Tuttavia, non è da considerare automatico  che la persecuzione si sarebbe estesa dalle  popolazioni africane agli ebrei.  Tra i fattori che innescano questa nuova politica  sono essenziali le dinamiche internazionali: la  partecipazione alla guerra civile spagnola e  l’aggressione all’Etiopia, paese membro della  Società delle Nazioni, avevano segnato un  distacco dell’Italia dalle potenze democratiche.  La politica imperialista italiana, le sanzioni e l’estromissione dalla Società delle Nazioni,  creano una polarizzazione dei rapporti  europei: da un lato l’avvicinamento dell’Italia  alla Germania nazista, dall’altro l’Inghilterra  con la Francia.  L’Italia si sente ingiustamente punita dalle  potenze “plutocratiche e corrotte”. In un paese  alla ricerca di un capro espiatorio, gli ebrei  erano visti come il nemico interno legato alle  potenze democratiche, parte attiva di questa  “cospirazione internazionale”.  

     

    Le norme antiebraiche presentano una  difficoltà maggiore rispetto a quelle razziste  emanate nei confronti dei neri e dei meticci; gli  ebrei erano parte del tessuto sociale, economico  e culturale italiano. L’esclusione di una parte  dei cittadini italiani, gli ebrei, che fino a quel  momento aveva goduto di pari diritti, doveva  quindi essere compresa e accettata dal resto  della popolazione, che avrebbe altresì dovuto  considerarli una minaccia per la Nazione.  Quegli stessi con cui i contatti erano stati fino a  questo momento proficui e costanti, diventano  dei nemici. Il 14 luglio 1938, sotto l’egida del Ministero della  Cultura Popolare, alcuni scienziati produssero il  documento denominato Il fascismo e i problemi della  razza, meglio conosciuto come “Manifesto della  razza”. Il testo, curato da Mussolini stesso, era  inconsistente dal punto di vista scientifico e fu  redatto a scopo propagandistico, per dimostrare  che il “problema ebraico” avesse un fondamento  biologico, non più solamente religioso o  filosofico. Da qui la rielaborazione giuridica  del concetto di “ebreo”: si passa dalla secolare  distinzione ossimorica di ebreo-cristiano a quella  di ebreo-ariano. In questo modo ci si accosta alla  concezione nazista di “razza”. 

     

    Tuttavia, la dottrina ufficiale in Italia,  manteneva comunque delle ambiguità di fondo:  il concetto biologico e razziale non riesce a  sostituire completamente la precedente visione  legata alla religione e alla spiritualità, tanto che  quest’ultima riappare spesso nell’iconografia e  nella terminologia antisemita.  La popolazione ebraica italiana, il 22 agosto  1938, è costretta a dichiarare la propria  appartenenza alla “razza ebraica”: un  vero e proprio censimento; tutti quelli che  avevano almeno un genitore ebreo, dovevano  autodenunciarsi. Nel settembre del 1938 l’Italia fascista dispone  l’espulsione totale dalle scuole di ogni ordine e  grado di insegnanti e studenti ebrei, vietando  poi agli stessi la possibilità di diventare assistenti  universitari e di conseguire l’abilitazione  all’insegnamento.  

     

    Il 7 settembre vengono poi varate delle norme  che prevedono l’espulsione degli ebrei stranieri:  oltre 10.000 persone non possono più risiedere  in Italia e nei suoi possedimenti, entro sei mesi  tutti dovevano lasciare il paese compresi coloro  che avevano ottenuto la cittadinanza italiana  dopo il 1° gennaio 1919 e che quindi la perdono  e tornano ad essere considerati stranieri. Il 6 ottobre 1938 viene compilata la cosiddetta  “Carta della razza”, in cui vengono delineati  gli aspetti fondamentali e costitutivi dello Stato  fascista razziale ed evidenziate tutte le direttive  fondamentali della legislazione antiebraica, che  di lì a poco avrebbe raggiunto la sua piena affermazione. 

     

    La selezione degli estratti del testo è a cura di Michelle Zarfati

    CONDIVIDI SU: