Skip to main content

Scarico l’ultimo numero

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    “Ricordo ogni piccolo dettaglio”. Dopo un lungo silenzio parla l’ultimo sopravvissuto del massacro di Babyn Yar

    Michael Sidko è rimasto in silenzio per 60 lunghi anni, senza rivelare neppure ai suoi figli la sua religione, ma soprattutto senza raccontare che tutta la sua famiglia fu assassinata a sangue freddo nel massacro del settembre 1941, quando circa 33.771 ebrei furono uccisi dalle forze della Germania nazista e dai complici ucraini. All’epoca aveva solo sei anni.

     

    Sidko, attualmente ha 85 anni, ed è l’ultimo sopravvissuto al massacro di Babi Yar a Kiev, un terribile evento che segnò solo l’inizio della Shoah nell’Ucraina sovietica occupata. Il massacro in cui nel corso di soli due giorni, il 29-30 settembre del 1941, vennero uccisi circa 33.771 ebrei.

     

    Sidko ha mantenuto segreto ciò a cui aveva assistito a Babi Yar. Nemmeno i suoi stessi figli conoscevano la storia del padre, che continuava a vivere nel paese dove i suoi cari vennero assassinati a sangue freddo. Nonostante ciò, ha trovato la forza di raccontarsi e raccontare quella terribile esperienza. Secondo quanto riportato da Ynet, Sidko non ha dimenticato nulla di quel massacro terribile. “Ricordo tutto, anche i piccoli dettagli, ma non voglio, fa troppo male”, dice Sidko.

     

    “Ci hanno spostato attraverso un posto di blocco, hanno preso tutti i nostri documenti, tutti i gioielli e tutto ciò che possedevamo. Poi gli uomini sani sono stati mandati ai lavori forzati, le donne e i bambini sono stati mandati in due posti diversi e il resto, sia vecchi che giovani, sono stati mandati nella fossa”, aggiunge. 

     

    Babi Yar: l’enorme fossa della morte situata nella periferia della città, in cui in soli due giorni venne spazzata via l’intera comunità ebraica di Kiev. Tra loro c’erano anche il fratello, la sorella e la madre di Sidko. “Mia sorella Clara nacque nel 1938, all’epoca aveva tre anni e mezzo, e mio fratello Volodya aveva solo quattro mesi. Mia madre teneva in braccio mio fratello e Clara era in piedi accanto a lei, tenendo la sua gonna. Uno degli ucraini collaboratori presero Clara colpendola alla testa e proseguendo poi e pestandole il petto fino a farla morire soffocata – spiega Sidko- Mia madre dopo aver assistito a tutto svenne. Poi il mio fratellino cadde, un uomo gli si avvicinò lo uccise. La mamma si svegliò, iniziò a urlare e così le spararono. Dopodiché afferrarono tutti per le gambe e li gettarono nella fossa”.

     

    Michael Sidko, e suo fratello maggiore Grisha, sopravvissero miracolosamente dopo che i nazisti alla fine decisero di mandarli a fare esperimenti o lavori forzati. “Quando abbiamo assistito all’omicidio, ho urlato e mio fratello mi ha coperto, così non avrei visto nulla, ed è così che siamo rimasti fino al tramonto”, dice.

     

    Successivamente, Sidko e suo fratello furono trasferiti in un seminterrato, in cui furono tenuti per più di due settimane. “Dopo essere stati in quel seminterrato, ci hanno portato al secondo piano, e lì abbiamo visto un ufficiale tedesco con il suo cane e un traduttore nell’angolo della stanza. Quel traduttore era il nostro vicino, Ivan Ivanovic. Lui disse all’ufficiale che ci conosceva, così ci hanno buttato fuori di lì e siamo riusciti a vivere.”

     

    I due fratelli riuscirono a sfuggire alla morte più volte, soprattutto grazie alla loro vicina ucraina Sofia Kondratieva. “Vivevamo in un appartamento condiviso e in una delle stanze abitava Sofia con sua figlia, ogni volta che veniva qualcuno e chiedeva chi fossimo, lei diceva che eravamo i suoi figli, ed è così che siamo sopravvissuti fino alla fine della guerra. ” aggiunge Sidko.

     

    Sofia è stata successivamente insignita del titolo di “Giusta tra le Nazioni”, un titolo onorifico usato da Israele per descrivere i non ebrei che hanno rischiato la vita durante la Shoah per salvare la vita agli ebrei dai nazisti.

     

    Vent’anni fa, Sidko, che attualmente vive a Beit Shemesh, ha finalmente trovato il coraggio di fare realizzare il suo sogno trasferendosi in Israele. In seguito all’aumento degli incidenti antisemiti in Ucraina, Sidko ha deciso di rompere il silenzio e condividere la sua storia. 

     

    Il mese scorso ha ricevuto la visita del presidente della Knesset, Mickey Levy e da Natan Sharansky, presidente del Centro Organizzazioni dei sopravvissuti alla Shoah in Israele. I due uomini hanno conferito a Sidko la medaglia di Stato della Knesset in onore dell’80° anniversario dell’orribile massacro di Babi Yar.

    CONDIVIDI SU: