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    La Provenza ebraica e i suoi tesori nascosti. Un viaggio nelle sinagoghe di Cavaillon e Carpentras

    Provenza è sinonimo di fascino e vita tranquilla. Le magiche colline nelle quali si sentono frinire le cicale, i meravigliosi campi di lavanda, gli olivi, le macchie in cui fioriscono timo e rosmarino, gli straordinari calanchi, le insenature discrete e le spiagge di sabbia fine da sempre sorprendono i visitatori. Non si può parlare di Provenza, però, senza ricordare due cittadine che hanno significato molto per gli ebrei: Cavaillon e Carpentras, con una storia che inizia nel XIII secolo.

    Nel 1394, la Provenza si unì alla Francia di Carlo VI, che bandì definitivamente gli ebrei dal regno. Non aderirono le 4 carrières, “strade” in provenzano, di Avignone, Carpentras, Cavaillon e L’Isle sur Sorgue, allora chiamata anche “Isle Venise” per i canali d’acqua nel cuore della cittadella, che raggrupparono le oltre 120 micro comunità ebraiche allora esistenti. Nel 1624 il cardinale Barberini riconobbe come “comunità” le 4 carrières. Nel 1415 una bolla papale di Benedetto XIII autorizzò solo una sinagoga per città, a condizione che non fosse stata prima una chiesa cattolica. Vennero costruiti i ghetti: gli ebrei dovettero sottostare all’ascolto di tre sermoni l’anno, potevano uscire solo durante il giorno, la vita si svolgeva all’interno delle abitazioni e nella sinagoga, al contempo luogo di culto, sala riunioni per i “baylons”, gli amministratori della comunità, e scuola per le lezioni del rabbino. Agli ebrei era consentito svolgere solo il commercio di abiti usati e di oggetti antichi e prestito di denaro.  Lavorare era praticamente impossibile e la popolazione s’impoveriva gravemente. Con l’annessione del Contado Venassino alla Francia nel 1791, lo statuto di cittadino venne accordato a tutti e molti lasciarono per sempre il ghetto e le città.

    Carpentras è una deliziosa cittadina provenzale, con le sue tortuose viuzze e con le sue strade pittoresche, un vero e proprio labirinto suggestivo. Un anello di viali a forma di cuore racchiude il centro storico dal glorioso passato, insediamento mercantile greco e poi gallo-romano, ospitò nel Medioevo la prima sede della cattività avignonese del papato. La sinagoga di Carpentras, in place Maurice Charretier, è la più antica di Francia e nel 1924 è stata classificata monumento storico nazionale. Alcune parti del piano terreno risalgono al 1367, anno della costruzione, nella grande sala, chiamata di Gerusalemme, gli ebrei tenevano le loro adunanze e studiavano. I successivi lavori sono avvenuti nel XVIII secolo, rendendo l’edificio un capolavoro di arte religiosa rococò, mentre 50 anni fa gli ultimi restauri hanno permesso portare alla luce lo spazio dei banchi dietro la tevà e alcune decorazioni della seconda metà del 1700.

    A Cavaillon, in Rue Hébraique, ha sede una sinagoga rara testimonianza della civiltà giudeo-provenzale. La facciata, volutamente discreta, risale al 1909; la sala di preghiera ha un arredo barocco del XVIII secolo, con colonne e ornamenti in falso marmo, mentre il piano terra ospita le parti più antiche: il mikvé, bagno rituale, i due forni, uno riservato al pane e l’altro alla preparazione delle azzime. Della sinagoga medievale rimane solo una torretta, forse vestigia della scala della sinagoga originaria. In parte ricostruita tra il 1772 e il 1774, quando la comunità era composta da circa 200 persone, la sinagoga è progettata in due volumi sovrapposti, collegati da una scala esterna. La sala superiore, destinata agli uomini, ha la tevà e, lungo la parete opposta, l’Aron, superbamente realizzato in stile rococò Luigi XV, secondo una disposizione non diffusissima ma che si trova ad esempio a Padova. Un’altra caratteristica della sinagoga di Cavaillon è la sedia del profeta Elia, utilizzata per la milà, che è sospesa su una nuvola azzurra in un angolo della sinagoga. La sala inferiore era destinata alle donne che ascoltavano attraverso il pavimento con le travi in legno. Carpentras e Cavaillon meritano senza dubbio un viaggio alla scoperta di tesori nascosti da non dimenticare.

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