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    Anche gli antisemiti da stadio sono veri tifosi. Purtroppo

    Nell’anno 1349, Re Edoardo VII d’Inghilterra vietò il calcio, configurato ovviamente in una forma sia primigenia che primitiva, preferendogli il tiro all’arco, sia perché gli arcieri erano strumentali ai suoi propositi bellici, sia perché il gioco del pallone (una vescica di maiale) consisteva per gli hooligans del tempo, nel centrare la chiesa degli avversari. Insomma, era (ed è tuttora) difficile dargli torto.

      

    Da ultimo, dei tifosi della Lazio hanno festeggiato l’anniversario del loro club come tutti i tifosi di questo mondo, in modo sano e compito, mettendo a ferro e fuoco le strade che li ospitavano. Subito dopo, per non essere da meno, dei tifosi della Roma hanno replicato con un volantino dove, sempre con grande compostezza ed equilibrio, hanno preso atto che il Napoli, la Lazio ed Israele, avendo gli stessi colori, non potevano che essere delle m….e. “Elementare, Watson”, avrebbe potuto commentare la creatura di Conan Doyle.

     

    È lo spirito dei tempi. Suppongo che il principio valga anche per nascite, matrimoni, feste di laurea ed occasioni varie: mentre prima si passava per la pasticceria (non a caso stanno sparendo) per comperare un bel vassoio di pastarelle, ora, al posto dei cannoli alla crema si sceglie una pistola, oppure una bomba a mano o un pugnale. Tutto molto pittoresco, perché l’amore, si sa, deve trionfare. Tutti ridevano quando Paolo Villaggio inseriva il suo indimenticabile personaggio, Ugo Fantozzi, in uno scenario di guerra collocato nella curva di uno stadio, con tanto di trincea e cannoni. Credevamo fosse una commedia, invece apparteneva al genere documentaristico, magari con qualche anno di anticipo. Se andassimo a recuperare i nostri studi di sociologia, un tempo incorporati nel giure, non sarebbe difficile constatare che quelle sottoculture sono sempre meno ‘sub‘, hanno cessato di lambire il potere e poco a poco lo occupano, finendo per invertire le parti.  

     

    Certo, poi si affaccia qualcuno che dice “non sono i veri tifosi”; ed è da ammirarlo perché lo dice riuscendo a trattenere le risate, grazie ad una vocazione all’apnea che non si vedeva dai tempi di Enzo Maiorca.

     

    Tutto questo per un anniversario. Siccome bisogna adeguarsi ai tempi, quando ci saranno le comunioni per i cattolici o il Bar Mizvà per gli ebrei, potremmo chiamare anche noi la polizia, vergognandoci come ladri se la serata finisse senza scontri, con tanto di feriti e arresti.  

     

    A noi sembra significativo che sulla stampa, giustamente, si sia scritto che i suddetti volantini erano antisemiti, perché per prima volta, frutto sia di distrazione che dell’accomunamento agli amati/odiati colori, l’inconscio profondo dei giornalisti è prevalso sui freni inibitori del super – io, ammettendo che l’odio contro Israele è puro antisemitismo, anziché libero esercizio del diritto di critica. Tant’è che i giornalisti, anche quelli prestigiosi, non se ne sono accorti. Come disse Ludwig Josef Johann Wittgenstein  (lui sì d’origine ebraica) nel suo Tractatus logico-philosophicus, questa volta non ci hanno fatti fessi. Cari giornalisti (ai quali sono sempre e comunque affezionato) sarà per la prossima volta. Questa volta, però, il diavolo delle rotative (oppure un qualche loro surrogato), ci ha messo la coda e la verità, povera orfanella, è venuta a gala.

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