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    I Responsa Halachici e la forza di fare domande

    Dopo l’esilio babilonese e l’inizio della diaspora, il popolo ebraico si trovò nella condizione di non avere più un’autorità centrale come il Sinedrio che stabiliva ogni questione giuridica a cui ogni ebreo doveva attenersi. Nel corso dei secoli, nelle rispettive comunità fiorirono importanti Yeshivòt, Accademie rabbiniche, guidate da autorevoli Saggi che codificavano la Halachà in ragione del contesto storico e sociale nel quale vivevano diventando così dei punti di riferimenti importanti nel mondo ebraico disperso e sempre più variegato. In questo modo i vari quesiti posti venivano analizzati da questi Maestri che di volta in volta rispondevano ai quesiti tramite corrispondenze epistolari e indicavano il comportamento da tenere in materia di Halacha.  Nasce così, nel  periodo dei Gheonim (750-1254 e.v.), quella vasta e articolata materia delle “Shut”, acronimo di Sheelòt Utshuvòt (letteralmente “domande e risposte”), Responsa Halachici. 

     

    Secondo un noto insegnamento le lettere della parola “chochmà”, saggezza, sarebbero le stesse di “coach ma”, la forza di fare domande. La vita di un ebreo è una continua domanda, una riflessione perpetua su come vivere e come agire all’insegna dei valori ebraici, una ricerca di comprensione profonda su quanto la Torah richiede a ogni ebreo.

     

    Un ebreo è sempre alla ricerca di nuovi significati. Ripetiamo ogni anno la Torah, lo stesso testo, la stessa cantillazione, ma se non ci interrogassimo ogni volta su nuovi commenti, e approfondendo quelli già conosciuti tramite ulteriori domande, rischieremmo di ridurre questa lettura a una pratica vuota e formale. 

     

    I migliaia di Shutim pubblicati dai Maestri nei secoli, costituiscono  una guida costante nel processo della nostra crescita ebraica e sono stati la testimonianza di una fiamma accesa anche nei momenti più bui della nostra storia. 

     

    Ne è un esempio il lavoro indefesso del Rav Ephraim Oshry (1914-2003) che  nel ghetto di Kovno nel mezzo della terribile persecuzione antiebraica da parte dei nazisti, raccolse numerose domande che gli venivano poste e che una volta uscito miracolosamente salvò  pubblicò Il testo  “Responsa: dilemmi etici e religiosi nella Shoà” ,  una raccolta di domande pratiche su come mantenere un comportamento eticamente e religiosamente corretto sfidando pericoli e terribili punizioni   nel mezzo della catastrofe.

     

    Personalmente, mi son fortemente avvicinato a questa parte della Torà proprio quando ho iniziato a insegnare a scuola ebraica, notando come le Sheelot uTshuvòt riescano a stimolare riflessioni e sviluppare dibattiti fra i ragazzi su temi importanti e aderenti alla nostra vita quotidiana.

     

    Per questo ho scelto di avventurarmi nella realizzazione di una traduzione “libera”  di  alcuni quesiti halachici di un celebre decisore Halachico, Rav Itzhaq Zilbershtein,  autorevole Rabbino e giudice del tribunale di Holon (Tel Aviv), autorità di riferimento  su questioni Halachiche in ogni campo. 

     

    La specificità del suo metodo consiste nell’ integrare nelle sue risposte considerazioni di grande attualità inserendo racconti,  analogie, riflessioni che ritengo particolarmente adatte ad una crescita di una cultura ebraica autentica che sappia accettare con coraggio e competenza le sfide della modernità. 

     

    Il testo dal titolo  ”E sceglierai la vita”, pubblicato da Morasha, è dedicato alla memoria dei miei adorati nonni, Rav Haim Vittorio Della Rocca ZZL e Melamedet Hatinokot Shoshanna bat Shemuel Piattelli che tanto hanno dedicato alla diffusione della Torah costituendo per me un perenne esempio di vita. Con l’augurio di crescere insieme nello studio e nell’applicazione pratica delle Mizwot.

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