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    L’ipocrisia dell’occidente, le scimmie giapponesi, lo struzzo

    Salvini va in Israele, viene portato a visitare i tunnel costruiti clandestinamente da Hizbollah per attaccare di sorpresa i villaggi israeliani in Galilea e dice la cosa più ovvia: è terrorismo. Del resto Hezbollah è responsabile di attacchi terroristi in Israele (vi ricordate il bambino ucciso davanti alla madre schiacciandogli la testa con una roccia), ma anche in Argentina (l’attentato al centro ebraico che costò un centinaio di vittime), in Bulgaria (otto turisti ebrei uccisi a Burgas) e altrove. Il ministero italiano della difesa protesta: ci sono soldati italiani nel Libano meridionale, potrebbero essere guardati male per quelle dichiarazioni. Ma non ricorda che quei soldati stanno lì per impedire a Hezbollah di attaccare, per impedirgli di stare a meno di 40 km dal confine. E invece i terroristi stanno lì, scavano i tunnel sotto il loro naso, ogni tanto sequestrano per un po’ qualche pattuglia dell’Onu, giusto per mostrare chi è il padrone. Strano, no? Militari che dovrebbero impedire le azioni terroriste e che invece devono essere difesi… evitando di dire che il terrorismo è terrorismo. Del resto questa è la politica di tutta l’Europa. Per il killer di Strasburgo sui giornali si leggeva ogni sorta di qualificazione (“criminale” “radicalizzato”), magari se ne dava la provenienza (“marocchino”) e si diceva dello slogan che aveva gridato (“Allahu akbar”, Allah è il più grande, il grido di guerra  dei musulmani dai tempi di Maometto, ma non tutti lo sanno). Una sola definizione non è stata usata da nessun giornale, la più semplice e vera: terrorista islamico. L’Europa ormai e purtroppo anche l’apparato statale italiano ha preso come modello le “tre scimmie” del santuario di Toshogu a Nikko in Giappone:  “Mizaru”, “scimmia che non vede il male”, “Kikazaru”, “scimmia che non sente il male” e “Iwazaru”, “scimmia che non parla del male”.  Il problema è che tutte quante insieme valgono come lo struzzo che per evitare il pericolo mette la testa sotto la sabbia. Il che non impedisce certo ai cacciatori di farlo fuori.

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