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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    La maldicenza reato sociale

    L’osservanza dei precetti è legata alla vita. Si può trasgredire ogni precetto della Torà, per salvare la vita di un ebreo. Le sole eccezioni, sono le mitzvot di non praticare idolatria, non avere relazioni sessuali proibite, non uccidere. In questi tre casi, anche se minacciati di morte, è obbligatorio sacrificare la propria vita, piuttosto che trasgredire.
    Nel trattato talmudico di Arakhin 15b, impariamo che la gravità della maldicenza è commensurata ai tre peccati.

    La parola è uno strumento potente: ha forza costruttiva o distruttiva. È il mezzo attraverso il quale è stato creato il mondo. Il primo uomo ha ricevuto uno spirito vitale che lo ha distinto dagli animali, cui egli stesso ha dato il nome. In una lingua sacra, che non ha eguali. All’uomo la facoltà di esprimere i propri pensieri, attraverso la parola.

    Siamo giunti nel mese di Nissan, primo dei mesi. (Shemot 12,2) il valore numerico ניסן corrisponde a 170. Possiamo dividerlo e considerare che 85 è il valore numerico della parola bocca פֶּה. L’organo attraverso il quale si possono immettere ed emettere cose. Parlare לְדַבֵּר, contiene al suo interno la parola דבר cosa. La scorsa settimana abbiamo imparato quali sono i segni per riconoscere gli animali kosher, permessi per essere mangiati, ciò che entra nella bocca. Questa settimana l’attenzione va alla tzarà’at (impropriamente “lebbra”), malattia temporanea della pelle inflitta dalla giustizia divina, per avvertire i maldicenti e allontanarli dal peccato. Lashon arà il parlare male, ciò che esce dalla bocca.

    La maldicenza è un argomento delicato. Ha coinvolto anche persone giuste. Yosef, portava al padre rapporti negativi dei suoi fratelli (Bereshit 37,2). Miriam, che era stata critica nei confronti di Moshè, aveva giudicato il suo comportamento (Bemidbar 12,1). Fu punita con tzarà’at, tema delle nostre parashot Tazria e Metzorà.

    Gli esploratori parlarono male della Terra d’Israele, definendola una terra che divora i suoi abitanti (Bemidbar 13, 32). Il peccato dell’uso improprio della parola è incalcolabile, paragonato alla negazione dell’esistenza divina. Nel trattato talmudico di Yomà apprendiamo che fu la ragione principale del nostro esilio. È causa di danni in tutti i mondi: ne oscura e ne diminuisce le luci, per via del fatto che tante persone sono abituate a ripetere questa trasgressione migliaia di volte nel corso della loro vita. Pertanto, la redenzione non potrà avere luogo, finché non si riparerà.

    Lo Zohar in Pekudè 246b mette in guardia: la maldicenza mette sotto accusa tutto Israel e causa uccisioni di ebrei in tutto il mondo. Quando una persona corrompe la propria lingua usando un linguaggio proibito, impedisce la salita delle sue parole di preghiera. Restano sospese e non raggiungono il Trono di Gloria. Grande ricompensa a chi sta attento a non inciampare, prestando attenzione a non essere coinvolto. L’autocontrollo serve a fermarsi, tacere. Ad allontanarsi dalle situazioni in cui ci si trovasse ad ascoltare. Perché la trasgressione è uguale per chi parla, per chi ascolta e per il soggetto in questione. Fondamentale sapere che: sparlare del prossimo è vietato anche se si dice la verità.

    Le regole della maldicenza vanno studiate e conosciute dettagliatamente. Poi, possibile allenarsi a metterle in pratica. Siamo esposti frequentemente. Nella Amida‘ chiediamo a Dio che la nostra lingua si guardi da discorsi malvagi e che le nostre labbra si guardino dal pronunciare inganni. Chi è l’uomo desideroso di vita, che desidera lunghi giorni per essere felice? Si chiede il Re David. Insegna il salmo 34, 13. “Preserva la tua lingua dal male e le tue labbra dal pronunciare parole di frode.” Il Chafetz Chaim ci insegna a giudicare sempre il prossimo favorevolmente. Il Maestro riuscì a non fare maldicenza per quaranta anni, a non ascoltarla per venti anni.

    Trovo doveroso in un momento storico difficile che ci sia coesione all’interno del popolo ebraico e che ci si sforzi al fine di costruire la siepe della saggezza, in cui il silenzio, accompagna l’ascolto dell’altro. Affinché ognuno, veda le buone qualità dei suoi simili, anziché i difetti. Siamo stati vittime di maldicenza e calunnie nei secoli. Definiti come parassiti, untori, assassini, deicidi. L’unico modo per difenderci dagli attacchi esterni è essere uniti. “Ne voglio maledire, non ne voglio mal sentire” è contro l’etica ebraica. Nella tradizione ebraica chi benedice, sarà benedetto.

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