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    La storia ebraica e il caro prezzo delle divisioni interne

    “…Per quale motivo è stato distrutto il secondo Tempio? ….Perché c’era l’odio gratuito (tra fratelli)…” (Talmud Babilonese, Yomà – 9b)

     

    Quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulla mia esperienza di ferito all’attentato del 9 ottobre 1982, mi sono posto il problema di non voler essere ripetitivo. In questi quarant’anni più volte ho raccontato la mia esperienza e le parole sono presso a poco sempre le stesse.

     

    Ho deciso quindi di intraprendere una strada diversa e pormi delle domande che per molti aspetti anche alla fine di queste poche righe rimangono senza risposta.

     

    Senza ombra di dubbio le date più drammatiche dello scorso secolo della Comunità Ebraica di Roma sono il 16 ottobre 1943 e il 9 ottobre 1982: il rastrellamento da parte nazista di oltre mille persone e l’attacco terrorista palestinese in cui perse la vita il piccolo Stefano.

     

    C’è qualcosa di inquietante che lega queste due date: tutte e due di Shabbath, del mese di tishrì, la prima di Sukkoth (17 di tishrì), la seconda di Sheminì Hatzereth (22 di tishrì), definiti entrambi “Zeman simchatenu” tempo della nostra gioia.

     

    A questo punto la mente ha cominciato a viaggiare ed ho voluto iniziare una ricerca.

     

    La sorpresa è stata quando ho trovato altre due date drammatiche per la nostra Comunità: 9 settembre 1553, Shabbath, Rosh Hashanà (1 tishrì) data in cui ci fu il rogo del Talmud a Campo dè Fiori e 3 ottobre 1555, Sukkoth (18 tishrì) questa volta non di Shabbath, ma sempre “zeman simchatenu” tempo della nostra gioia.

     

    Tutto questo meritava un ulteriore approfondimento.

     

    Lo shabbath viene definito “onegh”, delizia, ma in queste date non trovo nessuna delizia. Ho provato ad anagrammare e mi è venuta fuori la parola “nega” che significa piaga, disgrazia, punizione.

     

    Ho cercato di capire l’origine del nome del mese di tishrì: tesher in ebraico significa dono, il verbo tashar si traduce donare, portare in dono…

     

    Vista la drammaticità di queste date non mi sembra che si tratti di doni.

     

    Ho voluto approfondire il valore numerico di tishrì, 910 e mi viene fuori la parola “tamimtijhè”, devi essere integro.

     

    Non mi restava che andare a vedere cosa succedeva in quelle quattro frazioni di tempo.

     

    Il Berliner, nel suo libro “Storia degli ebrei di Roma” scrive che nel 1553, sotto il pontificato di Giulio III, c’erano degli ebrei della comunità, allora chiamata università, che avevano una famigliarità eccessiva con i dignitari del Papa e in molti casi con il pontefice stesso, al punto che alcuni di loro si convertirono al cattolicesimo e furono i maggiori accusatori del talmud, sostenendo che in esso c’erano molti brani che denigravano la religione cattolica e il suo messia.

     

    Fu proprio a seguito di questa denuncia che il Talmud fu dato alle fiamme il 9 settembre 1553.

     

    Due anni più tardi Paolo IV rinchiude gli ebrei nel ghetto. Sempre il Berliner ci dà come data di realizzazione della recinzione e chiusura dei cancelli il 3 ottobre 1555. In quel periodo un altro ebreo apostata denunciò al sant’uffizio la presenza di alcuni libri ebraici posti all’indice, in una delle sinagoghe situate fuori dal ghetto.

     

    Le conseguenze furono drammatiche e con la chiusura degli ebrei nel ghetto tutte le sinagoghe esterne furono chiuse. Lo sciagurato personaggio non si limitò solo a questo, ma scrisse diversi libri che incitavano gli ebrei a seguire il suo esempio e a convertirsi al cattolicesimo.

     

    Ho allora esaminato le due date più recenti.

     

    Nel periodo precedente alle leggi razziste del 1938 erano molti gli ebrei che avevano aderito al partito fascista.

     

    Parallelamente c’erano molti ebrei che erano su posizioni contrarie che successivamente entrarono in clandestinità per arruolarsi tra le fila dei partigiani.

     

    Neanche le leggi del ’38 fecero cambiare idea a chi si sentiva profondamente fascista, tanto che in un documento conservato nell’archivio dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane qualcuno afferma che: “… se queste leggi sono il prezzo da pagare per essere dei buoni italiani, siamo pronti a pagarlo…” (sic).

     

    Ancora una volta una spaccatura.

     

    Dell’attentato del 9 ottobre 1982 e del periodo che lo ha preceduto non mi sono dovuto documentare su libri e giornali: l’ho vissuto in prima persona!

     

    E ahimè, senza ombra di dubbio, anche in quel periodo c’era una profonda spaccatura nel mondo ebraico romano tra chi prendeva pubblicamente posizione contro lo Stato d’Israele e chi lo difendeva senza nessun dubbio. Furono giorni drammatici con appelli e contro appelli e la nostra comunità appariva profondamente divisa.

     

    A questo punto le domande che mi sono posto di carattere mistico/religioso le pongo ai nostri Maestri, ma l’insegnamento che ho tratto dal filo che lega queste quattro date drammatiche è che ogni volta che ci siamo divisi e abbiamo fatto prevalere ideologie estranee ai valori ebraici, ispirati dalla politica, abbiamo pagato un caro prezzo.

     

    Forse per commemorare questo quarantesimo anniversario avremmo dovuto essere più uniti.

     

    La parashà di Nitzavim si legge sempre prima o durante i dieci giorni che comprendono Rosh Hashanà e Kippur.

     

    I primi versi sono fondamentali per entrare nell’atmosfera di questi dieci giorni, chiamati Iamim noraim, i giorni terribili, giorni in cui ci dobbiamo fare un esame di coscienza.

     

    “Voi siete oggi TUTTI presenti davanti al Signore vostro D.o: i vostri capi tribù, i vostri anziani, i vostri ufficiali e TUTTI gli uomini d’Israele, i vostri figli, le vostre donne e il forestiero che vive in mezzo al tuo accampamento, da quello che spacca la legna a quello che attinge l’acqua, per accettare il Patto……” (Deut.29, 9-11)

     

    Insegnano i nostri Maestri che il popolo ebraico è paragonato alle canne di un canneto: una canna singola la può spezzare anche un bambino, se legate insieme sono indistruttibili.

     

    Ci insegna il Rav Baal Haismach Moscè z.z.l. che durante tutti i giorni dell’anno la forza dell’unità del popolo ebraico annulla e allontana tutti i decreti cattivi, ma nei giorni che vanno da Rosh Hashanà a Kippur questa forza si moltiplica e il Giudizio Divino è unico e unitario per tutta la collettività, senza considerare le azioni dei singoli.

     

    Ma per raggiungere questo risultato ci dobbiamo presentare il giorno di Kippur come il popolo ebraico si è presentato sotto il monte Sinai quando ha ricevuto la Torà: “Keish echad belev echad” come un unico uomo con un cuore unico.

     

    Affrontiamo Kippur con questo spirito e saremo TUTTI iscritti nel libro della vita.

     

    Chatimà tovà!

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