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    Medio Oriente: scenari di guerra

    La preoccupazione degli ambienti israeliani responsabili della sicurezza si è espressa spesso nelle ultime settimane ed è stata rilanciata sia dal primo ministro Netanyahu, sia dal capo di stato maggiore delle forze armate Kohavi. Il campanello d’allarme è stato l’attacco iraniano al principale sito petrolifero saudita, un mese fa, da cui è emersa la capacità a evadere le difese antimissile. Israele ha certamente un livello tecnologico superiore, e ha una capacità di rappresaglia che manca all’Arabia. Ma ha un territorio infinitamente più limitato e affollato di civili e inoltre è circondato da nemici: a nord gli Hezbollah in Libano, con un centinaio di migliaia di missili nel loro arsenale. A Nordest i distaccamenti di Hezbollah e dell’Iran, l’esercito siriano, e più lontano ma non fuori portata dai missili strategici iraniani che possono arrivare non solo su tutto Israele, ma fino all’Egitto e in Europa; a Est quelli, sempre iraniani, in mano agli Houthi dello Yemen, a sud Hezbollah, che ha mostrato di poter sparare fino a Tel Aviv e oltre. Vi potrebbe essere un attacco mirato, che potrebbe fare gravi danni anche indiretti, se per esempio colpisse il reattore nucleare di Dimona o gli impianti chimici di Haifa, o uno massiccio, capace di superare con la forza brutta delle migliaia di missili le armi antirazzo di Israele come Iron Dome. Alla vigilia di un attacco, Israele potrebbe decidere di doverlo prevenire. Bisogna aggiungere che l’Iran ha ormai reso pubblico il suo lavoro di preparazione della bomba atomica, che probabilmente proseguiva in segreto anche mentre vigeva l’accordo di Obama e che il tempo che lo separa dalla bomba è di un anno al massimo. In questo contesto, la sola potenza che cerca di contenere l’Iran sono gli Stati Uniti, con tutti i limiti di una situazione politica interna difficilissima, per via degli attacchi democratici che cercano di azzoppare l’azione di Trump, mentre l’Europa (come la Russia, anche se con altri mezzi) appoggia l’imperialismo iraniano. La preoccupazione è seria, il rischio di guerra anche.

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