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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Bo – Tra salto divino e crescita umana

    In un articolo intitolato “Chipazon: Rapid Redemption”, Rav Alex Israel della Yeshivà Har Etzion offre uno spunto particolarmente fecondo per comprendere la Parashà di Bo e il significato profondo dell’uscita del popolo ebraico dall’Egitto. Nel cuore dell’Esodo viene infatti sviluppato un tema che non si limita alla descrizione storica degli eventi, ma che possiede profonde implicazioni teologiche: il carattere improvviso e accelerato della gheulà, la redenzione. Il concetto di chipazon (fretta) non illumina soltanto ciò che accadde allora, ma modella anche il modo in cui noi ebrei ricordiamo e interiorizziamo l’Esodo ogni anno, durante la festa di Pesach.

    Il testo biblico è esplicito nel sottolineare la rapidità della partenza: “Ed essi cossero l’impasto che avevano portato fuori dall’Egitto, pani di matzà non lievitati, perché erano stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto tardare, e non avevano preparato provviste per sé” (Shemot 12:39). La Torah insiste su questo dettaglio per indicarci che l’uscita non fu un processo ordinato e graduale, ma una rottura improvvisa, un evento che spezza ogni pianificazione e interrompe la continuità della vita precedente.

    Questo chipazon non è soltanto un elemento narrativo: esso diventa un segno divino e un aspetto costitutivo dell’esperienza di Pesach. Anche il sacrificio pasquale doveva essere consumato in questa atmosfera di urgenza: “lo mangerete con i lombi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano; lo mangerete in fretta, è un Pesach per il Signore” (Shemot 12:11). Se è D. stesso a comandare la fretta, allora essa non può essere considerata un dettaglio marginale o accidentale, ma parte integrante del progetto di redenzione.

    Perché D. volle che la liberazione avvenisse in questo modo? Una prima risposta emerge dal simbolismo della matzà, il pane non lievitato. Essa non rappresenta soltanto un pane che non ha avuto il tempo di crescere a causa di una fuga improvvisa, ma incarna una redenzione che non consente di indugiare, di adagiarsi nella normalità o di rimandare la decisione. L’uscita dall’Egitto avvenne senza la possibilità di prepararsi con calma, come un viaggio avrebbe normalmente richiesto: tutto accadde quasi senza preavviso, perché gli Egiziani stessi costrinsero Israele a partire.

    Rav Kook, come ricordato da Rav Israel, conduce questa riflessione a un livello ancora più profondo. La fretta è essenzialmente divina, perché previene l’assimilazione culturale. Normalmente una nazione si forma lentamente, assorbendo abitudini, categorie mentali e valori dell’ambiente circostante. Se Israele fosse uscito dall’Egitto in modo graduale, avrebbe inevitabilmente interiorizzato la visione del mondo egiziana, rimanendone segnato. D., invece, volle far nascere Israele come popolo in modo repentino, quasi istantaneo, affinché emergesse come una realtà nuova, non contaminata, plasmata esclusivamente da valori sacri. La rapidità della redenzione diventa così una condizione necessaria per la nascita di una nazione distinta.

    Tuttavia, questa stessa fretta comporta anche un prezzo dal punto di vista umano. Sefat Emet osserva che mentre D. può trasformare la realtà in un istante, l’essere umano cambia solo attraverso processi lenti e graduali. Dopo l’uscita dall’Egitto, Israele mostra tutta la propria fragilità e, di fronte alle difficoltà, sembra quasi dover “tornare indietro”, come accade drammaticamente nei pressi del Mar Rosso. La redenzione improvvisa genera un popolo libero, ma non ancora maturo: sarà necessario un lungo cammino nel deserto per imparare a vivere da nazione, a costruire istituzioni, a sviluppare una coscienza spirituale stabile. La storia dell’Esodo è quindi segnata dalla tensione costante tra il salto divino e la lenta crescita umana.

    Infine, il chipazon non appartiene solo al passato, ma parla direttamente anche alla nostra vita spirituale. Così come Israele dovette mettersi in cammino senza esitazioni, anche ciascuno di noi è chiamato a riconoscere e cogliere i momenti di slancio spirituale, senza rimandarli o soffocarli con l’indugio. La fretta di Pesach ci insegna che la trasformazione autentica nasce spesso da un atto iniziale deciso, da una partenza coraggiosa, che solo in seguito potrà essere consolidata e approfondita nel tempo.

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