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    IDEE - PENSIERO EBRAICO

    Parashà di Shemòt: I tentativi inutili per fermare l’esplosione demografica degli israeliti

    La popolazione dei figli d’Israele in Egitto si era moltiplicata al punto di preoccupare il faraone. Nella parashà questo fenomeno è così descritto: “Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Yosef. Egli disse al suo popolo: Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese” (Shemòt, 1: 8-10).

    Eli’ezer Ashkenazi (Italia?, 1512-1585, Cracovia) che fu rav a Cremona, in Ma’asè Hashem (Ma’asè Mitzraim, cap 4) si sofferma sul dilemma che si presentava al faraone. Per cercare di fermare l’esplosione demografica degli israeliti, impose loro i lavori forzati. Questa misura non servì ed anzi contribuì a una maggiore esplosione demografica. Gli schiavi israeliti erano diventati indispensabili come manodopera a buon mercato e d’altra parte era diventato necessario trovare dei sistemi per fermare la loro crescita. Bisognava trovare un modo affinché la crescita demografica fosse sufficiente per fornire la manodopera necessaria per i progetti del faraone, ma non così numerosa da costituire un pericolo in caso di guerra.

    Il faraone cercò di usare un altro metodo: “Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Shifrà e l’altra Puà: Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere. Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d’Egitto e lasciarono vivere i bambini“ (ibid., 15-17).  Scrive r. Ashkenazi: “Il faraone non voleva uccidere gli adulti perché erano una preziosa manodopera. Pensò quindi di fare morire una parte dei neonati maschi per controllare la crescita demografica e nello stesso tempo assicurare un numero sufficiente di lavoratori.

    Le levatrici non erano solo le due di cui si parla nel testo succitato, bensì due gruppi di levatrici: un gruppo si occupava di fare sì che i neonati fossero belli e l’altro di calmarli con la loro voce. Rashì (Troyes, 1040-1105) nel suo commento cita una midràsh nel quale i maestri dissero che Shifrà era Yokheved, la madre di Moshè e Puà, era Miriam sua sorella. R. Ashkenazi sostiene che le levatrici non erano ebree, ma egiziane. Erano levatrici degli ebrei e non levatrici ebree. Per questo motivo la Torà sottolinea il fatto che pur essendo egiziane non obbedirono all’ordine del faraone di uccidere i neonati maschi. Anche in una società immorale come quella egiziana vi erano persone che avevano più timore di Dio che del faraone.

    Fallito anche il tentativo di fermare l’esplosione demografica con le levatrici, il faraone provò con un drastico decreto: “Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà, ma lasciate vivere ogni femmina” (ibid, 22). La crescita demografica degli israeliti era stata così grande che essi non abitavano più solo nella regione di Goshen, ma anche altrove, dove il faraone aveva fatto in modo che vi fossero anche abitazioni di egiziani. Per questo motivo nel parlare della notte nella quale morirono i  primogeniti degli egiziani, è scritto: “Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre” (ibid., 12: 13). Questo decreto era in vigore quando nacque Moshè. E per questo la madre lo mise in un cestello di papiro spalmato all’esterno di bitume per renderlo impermeabile e andò a posare il cestello nel Nilo tra i giunchi. [Nel Nilo vi erano coccodrilli, tanto che il coccodrillo appare nelle monete romane coniate per celebrare la conquista del paese da parte di Augusto. Si vede che Yokheved aveva scelto un’area protetta dai coccodrilli dove la figlia del faraone andava a fare il bagno]. Dopo che Moshè fu tratto dalle acque dalla figlia del faraone, apparentemente il decreto fu abrogato.

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