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    Parashà di Vaerà: L’importanza dell’opposizione

    “L’Eterno parlò a Moshè e ad Aharon incaricandoli di recarsi dai figli d’Israele e dal Faraone, re d’Egitto, con l’ordine di fare uscire i figli d’Israele dalla terra d’Egitto” (Shemòt, 6:13). 

                Dopo questa affermazione la Scrittura interrompe il racconto e inizia a elencare i capi delle famiglie, cominciando dal primogenito Reuvèn, seguito da Shim’on e da Levi. A questo punto il testo si dilunga raccontando che Levi visse 137 anni; il figlio Kehàt, 133 anni e il nipote ‘Amràm, padre di Moshè  e di Aharon, 137 anni. Più avanti il testo racconta che Moshè aveva 80 anni quando iniziò la sua missione e Aharon, 83 anni (ibid., 7:7). 

                I commentatori si diedero da fare per spiegare il motivo per cui la Torà per presentare Moshè e Aharon  elenca anche altri personaggi e anche per quale motivo vengono dati gli anni di vita dei personaggi della tribù di Levi.    

                R. Avraham Ibn ‘Ezra (Tutela, 1089-1167, Calahorra) commenta che questa è la sola occasione in tutte le Scritture nella quale il testo racconta l’età di profeti e che profetizzarono nella loro vecchiaia. Egli spiega che Moshè e Aharon  furono scelti per dare la Torà al popolo perché il loro livello profetico era superiore a quello di tutti i profeti che li seguirono. Tutti gli altri profeti vennero solo a ammonire il popolo o a predire avvenimenti futuri. Così scrive anche il Maimonide nella Guida dei Perplessi (II, 39).

                R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) commenta che la Torà si dilunga a raccontare l’età dei capi della famiglia di Levi per insegnare che la loro longevità fece sì che essi furono in grado di educare più generazioni e il frutto delle loro fatiche furono Aharon e Mosè, i degni leader del popolo.

                Rashì (Troyes, 1040-1105) in relazione al passo che inizia con le parole: “Questi sono capi famiglia: i figli di Reuvèn, primogenito di Ya’akov furono, Chanòkh, Pallù, Chetzròn e Carmì; queste sono le famiglie di Reuvèn” (ibid., 6:14), e che continua con la famiglia di Shim’on e di Levi, commenta che poiché la Torà doveva descrivere la discendenza della tribù di Levi fino a Moshè e Aharon, iniziò dai primi figli di Ya’akov fino a Levi e da Levi fino a a Moshè e Aharon.  

                R. Meir Simcha Hakohen (Lituania, 1843-1926, Lettonia) che fu rav di Dvinsk, nella sua opera  Mèshekh Chokhmà offre una spiegazione diversa da quella di Rashì.

                R. Meir Simcha afferma prima di tutto che l’Eterno mise a capo del popolo dei profeti vecchi come Moshè e Aharon, in modo che gli israeliti non avessero alcun dubbio riguardo alla loro missione perché i vecchi pensano già a quando dovranno morire, non hanno i bollenti spiriti di gioventù e non imbrogliano il prossimo. E certo non avrebbero fatto uscire il popolo dall’Egitto per abbandonarlo nel deserto.

                Dopo questo preambolo r. Meir Simcha spiega che la Torà racconta chi erano i figli di Reuvèn e di Shim’on  e chi era Kòrach proprio perché essi furono in continua opposizione a Moshè. Al fine che le generazioni future non avessero nessun dubbio riguardo alla profezia di Moshè era necessario che tra gli israeliti ci fossero persone pronte a criticare le azioni di Moshè e a verificare se avesse fatto qualcosa di improprio. Gli israeliti nei quaranta anni che vissero nel deserto, non avevano bisogno di lavorare e pertanto potevano osservare in ogni dettaglio quello che faceva Moshè. 

                Nella Torà è scritto: “Sono questi Aharon e Moshè  che ebbero l’incarico dall’Eterno di fare uscire i figli d’Israele dall’Egitto” (ibid., 6:26), perché erano loro che avrebbero dovuto trasmettere la Torà senza che ci fosse alcun dubbio nel futuro.     

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