
Produrre i farmaci direttamente all’interno del corpo umano, nel punto esatto in cui servono. È questa l’idea alla base di una ricerca israeliana che potrebbe segnare una svolta radicale nel modo in cui i medicinali vengono concepiti, realizzati e somministrati. Il progetto, ancora in fase preclinica e non testato sull’uomo, è stato sviluppato al Technion – Israel Institute of Technology e utilizza batteri vivi e innocui, geneticamente modificati per funzionare come micro-fabbriche biologiche capaci di produrre proteine terapeutiche direttamente nei tessuti malati.
Mizrahi ha illustrato i risultati in un’intervista a The Times of Israel, insieme alla dottoressa Adi Gross, prima autrice dello studio. “Siamo abituati a pensare che un farmaco debba essere prodotto in una fabbrica e poi introdotto nel corpo tramite pillole o iniezioni. Questo approccio cambia completamente prospettiva”, spiega il professor Boaz Mizrahi, direttore del laboratorio di biomateriali della Facoltà di Biotecnologie e Ingegneria Alimentare del Technion. “Potrebbe rappresentare un nuovo paradigma per l’industria farmaceutica”.
Molti dei farmaci più utilizzati in medicina sono basati su proteine: dall’insulina agli ormoni, dagli anticorpi ai fattori di crescita. Ma le proteine sono molecole estremamente delicate: se ingerite, vengono degradate dall’apparato digerente; se esposte all’aria o conservate a lungo, perdono efficacia. “La loro struttura è essenziale. Basta una minima alterazione perché il farmaco non funzioni”, sottolinea Mizrahi.
La soluzione proposta dai ricercatori è radicale: non somministrare più la proteina dall’esterno, ma farla produrre direttamente all’interno del corpo, evitando ogni fase di trasporto e conservazione. Il metodo è stato testato con successo sui topi ed è descritto in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Advanced Healthcare Materials. La ricerca è stata co-diretta dalla dottoranda Caroline Hali Alperovitz, con il supporto dell’Israel Science Foundation e del Russell Berrie Nanotechnology Institute.
Gli scienziati hanno utilizzato il batterio innocuo Bacillus paralicheniformis, ingegnerizzato per produrre la proteina γ-PGA (gamma-PGA), nota per le sue proprietà antinfiammatorie e per il ruolo nella rigenerazione dei tessuti. La somministrazione avviene tramite un cerotto a microneedle, progettato come un semplice cerotto adesivo. Le micro-aghi penetrano negli strati superficiali della pelle e si dissolvono in circa due ore, senza causare dolore né danneggiare nervi o vasi sanguigni. Una volta rilasciati nel tessuto, i batteri iniziano a produrre e a secernere la proteina terapeutica direttamente nel sito della lesione.
Le analisi chimiche hanno confermato che la sostanza prodotta è pura, attiva e correttamente strutturata. Nei test di laboratorio, la pelle dei topi trattati è rimasta sana, senza segni di infiammazione, infezioni o danni ai tessuti. “Il grande vantaggio è che l’organo malato riceve proteine appena prodotte, sempre ‘fresche’”, osserva Mizrahi. “Inoltre, poiché i batteri possono restare attivi per giorni, una singola applicazione potrebbe sostituire molte somministrazioni tradizionali”.












