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    Ci lascia Gideon Meir. Il ricordo dell’ex Presidente CER Riccardo Pacifici

    Ci ha lasciato Gideon Meir, ambasciatore d’Israele in Italia dal 2006 al 2011. Nato a Gerusalemme nel 1947, Meir aveva servito l’IDF tra il 1965 e il 1967, prima di iniziare una carriera diplomatica che lo ha portato anche nelle sedi diplomatiche a Washington e a Londra, oltre che ad essere tra i protagonisti del negoziato di pace con l’Egitto alla fine degli anni ’70. Nella sua carriera ha ricoperto anche l’incarico di consigliere ministeriale per gli affari interreligiosi. Tanti i messaggi di cordoglio giunti alla notizia della sua scomparsa: a Roma, a ricordarlo con affetto, anche Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità proprio negli anni del suo mandato. Un periodo complesso, in cui in Italia e in Israele si sono avvicendati governi di diverso colore, con una sostanziale continuità nei buoni rapporti tra i due Paesi. In quegli anni, però, tanti risultati dovevano ancora concretizzarsi: la “start-up nation” era agli albori, il terrorismo della seconda intifada era un ricordo ancora nitido e doloroso. Con Meir si è aperta una nuova visione di Israele, sempre più visto come Paese fonte di innovazione, tecnologia, sostenibilità, cultura.

    “Il compito di Gideon Meir è stato impegnativo sin dal primo giorno, vista anche l’eredità che raccoglieva dal suo predecessore Ehud Gol che molto aveva fatto sul piano dell’hasbarà – ha raccontato Pacifici a Shalom – Meir si impegnò affinché i rapporti tra Italia e Israele si intensificassero anche su un piano culturale. Un impegno lodevole, che ha permesso di far conoscere Israele anche sotto un nuovo punto di vista. In questa azione, ma anche in tutti i suoi rapporti con la società e con le istituzioni, Meir si giovò anche del ruolo della moglie Amira, molto presente e dinamica”.

    Tra le numerose vicende che hanno caratterizzato quel quinquennio, Pacifici ricorda due episodi emblematici. “La visita del Primo Ministro iraniano Mahmoud Ahmadinejad nel giugno 2008 fu un momento molto delicato, viste le continue minacce lanciate nei confronti dello Stato d’Israele e la chiara intenzione di dotarsi di armi nucleari. In quell’occasione organizzammo numerose iniziative di protesta a livello comunitario e non solo, come flash mob e manifestazioni, coronate da una maratona oratoria al Campidoglio a cui parteciparono diverse personalità del mondo dell’associazionismo per denunciare il mancato rispetto dei diritti umani da parte del regime iraniano. L’Ambasciatore Meir decise di venire a parlare lì e fu molto sorpreso che una comunità piccola come la nostra potesse realizzare una simile mobilitazione”. 

    Ma Meir è stato anche l’Ambasciatore che ha accompagnato gli anni del rapimento di Gilad Shalit, tra il 2006 e il 2011. “In quegli anni abbiamo realizzato un’ampia mobilitazione per sollecitare una sua liberazione: spegnemmo le luci del Colosseo, ospitammo il padre, e grazie al Sindaco di allora Gianni Alemanno mettemmo la sua foto al Campidoglio, per poi accogliere calorosamente Gilad una volta liberato”.

    Tanti ricordi di vario genere, tra cui spicca anche una particolare passione per il calcio. “Andava spesso allo stadio. Aveva una particolare simpatia per la Lazio, probabilmente per l’assonanza con i colori d’Israele. Questo è forse l’unico aspetto su cui non andavamo d’accordo!” ha concluso scherzosamente Pacifici.

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