
Il cantante e riservista Idan Amedi ha intonato “Nigmar” (“È finita”) al termine del funerale di Ran Gvili, il poliziotto delle forze speciali Yasam ucciso il 7 ottobre 2023 e tenuto prigioniero da Hamas per oltre due anni. Amedi non era presente solo come artista, ma faceva parte dei soldati che, pochi giorni prima, avevano partecipato all’operazione per recuperare il corpo di Gvili dalla Striscia di Gaza. Il corpo è stato localizzato lunedì in un cimitero palestinese nella zona orientale di Gaza City. L’identificazione è stata possibile grazie all’uniforme e alle scarpe che indossava il giorno della sua morte in combattimento.
Mercoledì mattina il feretro è partito dalla base rabbinica militare di Camp Shura, dove gli è stato reso l’ultimo onore, per poi essere scortato da una colonna di polizia verso Meitar, la cittadina dove era cresciuto. Lungo tutto il percorso, centinaia di israeliani si sono fermati ai bordi della strada con bandiere blu e bianche, in silenzio.
Il 7 ottobre Ran Gvili si trovava a casa con una spalla fratturata e un’operazione già programmata. Quando ha saputo delle incursioni di Hamas, non ha esitato: ha indossato l’uniforme, è salito sulla sua moto e si è precipitato verso Kibbutz Alumim, dove per ore ha combattuto i terroristi salvando decine di civili. Secondo le autorità israeliane, avrebbe ucciso almeno 14 miliziani prima di essere colpito a morte. Il suo corpo fu rapito e portato a Gaza. Da quel momento, la sua famiglia e l’intero Paese hanno vissuto nell’incertezza. Negli ultimi 50 giorni era rimasto l’unico ostaggio ancora trattenuto nella Striscia.
La cerimonia si è svolta nel campo sportivo di Meitar, lo stesso luogo dove ogni sabato sera la comunità si riuniva per chiederne il ritorno. Migliaia di persone hanno partecipato, insieme al presidente Isaac Herzog, al primo ministro Benjamin Netanyahu, ministri, rabbini, ex ostaggi e rappresentanti delle forze di sicurezza. A rompere il silenzio è stata la madre, Talik Gvili, rivolgendosi al figlio come se fosse ancora accanto a lei: “Il pensiero che potessi tornare, anche solo su una gamba, ci ha dato la forza di resistere. Grazie a te, Rani, Israele ha ricordato che, nonostante tutto, siamo un unico popolo”. Il padre Itzik ha raccontato l’emozione di aver potuto finalmente abbracciare il corpo del figlio: “Per la prima volta dopo due anni e mezzo. Ne è valsa la pena”. La sorella Shira, in lacrime, ha ricordato la loro complicità e la passione di Ran per le moto: “Ogni motociclista che vedo mi riporta a lui. A volte sorrido, a volte è come una freccia nel cuore”.
“Attraverso il cammino di Ran dobbiamo rialzarci, mano nella mano, credendo nello Stato di Israele e difendendolo come lui ha fatto”, ha dichiarato il presidente Herzog. Netanyahu ha ribadito l’impegno a smantellare Hamas.
Quando è arrivato il momento di Idan Amedi, non c’erano più parole da aggiungere. Gravemente ferito nei combattimenti a Gaza e tornato da poco al servizio di riserva, Amedi ha cantato per l’uomo che aveva appena contribuito a riportare a casa. “Nigmar” non è stato solo un brano, ma un addio collettivo, il segno che quella lunga attesa era finalmente giunta al termine.













