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    Israele, nasce un istituto di ricerca per lo stoccaggio energetico

    Raggiungere un’economia a emissioni zero entro il 2050. Questo è l’obiettivo del ministero dell’Energia israeliano, che ha scelto la Bar-Ilan University e il Technion – Israel Institute of Technology per creare un istituto di ricerca nazionale, impegnato nel campo dell’approvvigionamento energetico green. A questo scopo saranno stanziati 130 milioni di shekel (35 milioni di euro) per un periodo di cinque anni.

    «Il settore dello stoccaggio dell’energia su larga scala – ha affermato in un comunicato il capo scienziato del ministero dell’Energia, Gideon Friedman – è una delle sfide più importanti per una crescente integrazione delle energie rinnovabili. Il nuovo centro consentirà a Israele di diventare leader nel settore grazie agli sforzi del ministero in questo campo. Per la prima volta verrà creato un istituto diretto da membri del mondo accademico, dell’industria e del governo».

    Il comitato direttivo congiunto sarà guidato da Gideon Friedman. Doron Aurbach, direttore scientifico del Centro per l’Energia e la Sostenibilità della Bar-Ilan University, e Yoed Tsur, direttore del Grand Technion Energy Program (GTEP), saranno a capo dell’istituto nazionale.

    Lo scopo è incoraggiare il settore energetico a lavorare in risposta al problema globale relativo al cambiamento climatico e lo stoccaggio dell’energia è una parte essenziale nella transizione verso l’energia pulita. Si punterà, quindi, a formare esperti del campo e a fornire tecnologie innovative al settore industriale. Poiché gli impianti eolici e fotovoltaici non hanno una produzione costante d’energia, è necessario sviluppare nuovi sistemi: si mirerà a produrre batterie meno costose e più disponibili, a migliorare le prestazioni delle celle a combustibile e a produrre idrogeno in modo efficiente, immagazzinandolo adeguatamente.

    «Affrontare la crisi climatica – ha detto Uri Sivan, il presidente del Technion – è una delle principali sfide del XXI secolo. Richiede collaborazioni che superano i confini disciplinari e istituzionali». «La crisi climatica – ha aggiunto – è, in larga misura, una crisi energetica. Necessita di un’ampia cooperazione accademica e accordi con l’industria e gli enti governativi. All’interno dell’istituto saranno create infrastrutture di ricerca innovative utili a tutti i ricercatori in Israele».

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